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Analisi dell’opera. Sostiene Pereira. Parte 3.

Premessa
Il presente lavoro si pone l’obiettivo di raccogliere, presentare e analizzare le principali voci della critica italiana e straniera a Sostiene Pereira (Antonio Tabucchi, Feltrinelli), dal momento della pubblicazione fino ai tempi più recenti. Si è infatti cercato di coprire l’intero arco temporale 1994-2016. La ricerca dei saggi è stata compiuta su vari supporti informatici (banche dati, riviste online, etc…), presso la biblioteca d’italianistica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, l’archivio periodici della biblioteca Sormani di Milano, la Bodleain Library dell’University of Oxford e la biblioteca della University College London, queste ultime due visitate tra ottobre e gennaio durante un progetto Erasmus svolto presso la Solent Southampton University (UK). L’elaborato è diviso in due parti, una di analisi dell’opera e l’altra di approfondimento di una selezione dei materiali della critica. In chiusura si trova un’appendice contenente un articolo sulla città di Lisbona pubblicato sul quotidiano online «Lettera 43» in occasione dei quattro anni dalla morte di Tabucchi.

3. Caratteristiche del testo narrativo

3.1 Incertezza e credibilità dello stile

Antonio Tabucchi, in Sostiene Pereira, ha dato vita a uno stile fluido e scorrevole, dal ritmo incalzante e, soprattutto, assolutamente privo di virgolette all’inizio e alla fine dei dialoghi tra i personaggi, come si può vedere in questo esempio:

E in quanto a dolci, chiese il dottor Cardoso, mangia molti dolci? Mai, rispose Pereira, non mi piacciono, bevo solo limonate. Limonate come?, chiese il dottor Cardoso. Spremute naturali di limone, disse Pereira, mi piacciono, mi rinfrescano e ho l’impressione che mi facciano bene all’intestino, perché ho spesso gli intestini in disordine. Quante al giorno?, chiese il dottor Cardoso. (pag. 113)

Il critico Giorgio Bertone vi ha visto addirittura un «qualcosa che ha a che fare strettamente con la musica»(1): «Quando il narrato assorbe tutto il dialogato – Tabucchi non usa mai dico mai le virgolette – l’intero romanzo è da intendersi tra virgolette: come in una canzone, appunto»(2). La formula «sostiene Pereira», che dà il titolo al romanzo e si ripete ossessivamente nell’opera, rappresenta anche la chiave per interpretarne l’inusuale struttura narrativa. La scelta di Tabucchi consiste infatti nell’artificio letterario che regge tutta la storia, oltre a renderla credibile(3). Se il sostenere di Pereira è al presente, tutto il resto della trama è declinato al passato, in un tempo dunque precedente che «contribuisce a creare un’atmosfera di sospensione, di irrealtà»(4). Il finale aperto del romanzo accentua questo stile allegorico tanto che un altro critico, Bruno Ferraro, è arrivato a chiedersi: «Se Tabucchi avesse “sognato” quello che è accaduto a Pereira?»(5).

La sospensione del reale, creata dai tempi narrativi al passato e dal «sostiene» al presente, sfalsa il piano della realtà, della testimonianza, introducendo un ipotetico piano onirico/allucinatorio a cui tutta la narrazione potrebbe riferirsi(6).

Un simile stratagemma è del resto oltremodo presente nell’opera di Fernando Pessoa con la definizione di “fingitore”(7). Dalila Silva Lopes ha aggiunto che, in questa maniera, lo scrittore ha evitato di calcare sia l’obsoleta figura del narratore onnisciente – che in realtà c’è, ma è come se fosse assente – sia lo stile della narrazione in prima persona(8). E, così facendo, è riuscito a evidenziare il chiaro punto di vista di Pereira senza dargli l’incombente status di chi guida il romanzo da fuori:

La formula «sostiene Pereira» crea una voce interna alla narrazione che è, in sostanza, la voce che guida il lettore alla scoperta del personaggio e guida il personaggio alla scoperta di se stesso, alla self-realisation(9).

A tal proposito è interessante allegare altre riflessioni che riguardano le strutture narrative del testo:

Diverse volte, quando mi sono trovato a dovere ricordare il titolo del romanzo Sostiene Pereira (1994) di Antonio Tabucchi, distrattamente – ma certo non casualmente –, ho prodotto una curiosa forma di crasi tra autore e personaggio: “sostiene Tabucchi”. Come ho sottolineato non credo che la mia distrazione sia del tutto casuale. Il lapsus da cui deriva la condensazione tra il nome dell’autore e quello del personaggio è generato dalla più o meno inconsapevole sensazione che la loro sovrapposizione di identità svolga una qualche funzione nella costruzione narrativa(10).

Andrea Bernardelli scrive che «la modalità narrativa scelta da Tabucchi per il romanzo non riveste in sé una particolare novità» e risale agli studi di Gérard Genette e alla definizione secondo cui il narratore di una storia è l’istanza di produzione del racconto in un testo narrativo, per verificare in quale modo il testo possa essere definito(11): – mediante il suo livello narrativo, vale a dire come si colloca rispetto al suo racconto e che punto di vista ne ottiene (rapporto narratore-racconto); – mediante il rapporto con la storia narrata, ovvero se è presente o assente (rapporto narratore-vicenda narrata). Per quanto riguarda il livello narrativo sono possibili due tipologie: il narratore extradiegetico, esterno rispetto al racconto, e il narratore intradiegetico, interno rispetto al racconto. In relazione al rapporto del narratore con la storia narrata si distinguono invece: il narratore eterodiegetico, assente dalla storia narrata, e il narratore omodiegetico, presente come attore nella storia narrata. A proposito del romanzo di Tabucchi si segnala quindi:

Ci troviamo di fronte infatti ad un narratore assente come personaggio dell’azione del racconto (narratore eterodiegetico) che riporta a sua volta la testimonianza di un narratore che è personaggio del racconto, Pereira medesimo (narratore omodiegetico […]). Il vero elemento dominante e caratterizzante del romanzo consiste nel refrain “sostiene Pereira”. Attraverso questo dispositivo enunciativo – mediante la semplice presenza di una anonima istanza enunciazionale che introduce il racconto –, Tabucchi disegna la figura del Narratore esterno. Il Narratore esterno è anche colui che mette costantemente in dubbio la veridicità o la completezza del racconto di Pereira, proprio nel momento in cui sembra riportarne fedelmente la diretta testimonianza. Il Narratore è dunque il portavoce del protagonista Pereira che ne riporta la testimonianza come se lo avesse al proprio fianco e stesse redigendo un verbale degli eventi dell’estate 1938. […] La presenza ossessiva del verso “sostiene” è unita ad una serie di altri indizi verbali che attribuiscono al racconto di Pereira un tono di incertezza(12).

Il narratore onnisciente menzionato anche da Dalila Silva Lopes è dunque una figura eterodiegetica perché, appunto, assente dalla storia, sconosciuto, neppure nominato. Pereira, invece, è omodiegetico in quanto personaggio presente e in evoluzione insieme al romanzo:

Allo stesso tempo Pereira espone gli eventi da un punto di vista interno. Si tratta quindi di un narratore intradiegetico, il cui punto di vista non è noto direttamente al lettore, ma viene mediato dalla narrazione di secondo grado del Narratore. Il Narratore ha un punto di vista esterno sugli avvenimenti. Si tratta tecnicamente di un narratore extradiegetico. Abbiamo quindi il sovrapporsi di un personaggio narratore omodiegeticointradiegetico (sul tipo di “l’eroe racconta la propria storia”) e di un Narratore eterodiegetico-extradiegetico (“qualcuno mi ha raccontato che…”)(13).

Bernardelli conclude confermando: «La credibilità o la funzione di verità del racconto viene determinata dal particolare rapporto esistente tra il Narratore, il testimone protagonista delle vicende e il lettore». È questa continua sovrapposizione di identità, quindi, il “trucco” che tiene in piedi la struttura narrativa di Sostiene Pereira.

3.2 Ipotesi sulla testimonianza

Per evitare di incappare in letture false o incomplete non bisogna dimenticare il sottotitolo che lo stesso Antonio Tabucchi ha posto al suo capolavoro: «Una testimonianza» è infatti ciò che compare subito dopo il titolo Sostiene Pereira. Manuela Bertone ha scritto che alcuni critici, come ad esempio Vittorio Coletti, sono caduti in fallo(14):

Oppure potrebbero, come un più lucido e benevolo critico, limitatosi a fondare un’intera recensione sul solo titolo, Sostiene Pereira («ripetuto fino all’ossessione», un «inciampo che si potrebbe benissimo togliere senza che nulla venga a mancare nel libro», un «marchingegno», un «tic», un «vistoso soprammobile stilistico» con il quale Tabucchi si limiterebbe a giocare), giungere a chiedersi troppo tardi, in extremis, come egli fa nella frase interrogativa di congedo, se «la “testimonianza” dichiarata nel sottotitolo» non abbia a sua volta un significato(15).

L’inciso «sostiene Pereira», perciò, introduce anche uno dei temi principali del romanzo, quello della testimonianza. A un primo incontro con il testo, però, l’incertezza è massima: davanti a chi testimonia Pereira? In questi vent’anni molti critici hanno provato a rispondere alla domanda(16). L’idea più brillante sembra averla proposta Giorgio Bertone, il quale afferma: «Al lettore non è dato sapere di fronte a quale tribunale Pereira ‘sostiene’. O meglio, lo si capirà presto e benissimo: il tribunale della letteratura»(17). Tabucchi stesso riprese questa interpretazione, sostenendo il pensiero di Bertone:

Un critico intelligente che si chiama Giorgio Bertone ha detto che questa testimonianza è fatta al tribunale della letteratura. E credo che in realtà abbia ragione, perché io pensavo ad un’autorità simbolica con la A maiuscola che la raccogliesse. Non pensavo né a un poliziotto né a un avvocato né a un magistrato, ma ad un’autorità che simbolicamente rappresentava il lettore(18).

Seppur non avallate dall’autore, altre due interpretazioni più concrete ma contrapposte tra di loro sono state avanzate e sviluppate da Dalila Silva Lopes. La prima è quella di una testimonianza davanti alla polizia, una specie di interrogatorio, perché Tabucchi ha scritto che i “coccodrilli” impubblicabili di Monteiro Rossi sarebbero poi serviti come «documenti» (p. 51). Il finale aperto del romanzo non assicura infatti che, dopo aver pubblicato il duro attacco al regime salazarista, l’allontanamento di Pereira da Lisbona sia andato a buon fine. E a quel punto il giornalista sarebbe sicuramente divenuto oggetto di repressione da parte degli stessi assassini del giovane. La seconda è quella di una testimonianza rivolta a un amico per denunciare apertamente i crimini della dittatura in Portogallo. Tale ipotesi sembra prevalere sulla precedente, grazie soprattutto a un dettaglio posto alla conclusione del film, diverso dal romanzo, ma alla realizzazione del quale Tabucchi, d’accordo con la regia, collaborò nella stesura dei dialoghi(19):

Sostiene Pereira che mentre si allontanava tra la folla aveva la sensazione che la sua età non gli pesasse più, come se fosse tornato un ragazzo, agile, svelto, con una gran voglia di vivere, e allora ripensò alla spiaggia della Granja, e a una fragile ragazza che gli aveva dato gli anni migliori della sua vita. E per ricordare tutto ciò ebbe voglia di fare un sogno, un sogno bellissimo a occhi aperti, ma di questo sogno non vuole parlare Pereira, perché lo avrebbe raccontato di persona a colui che vi ha narrato questa storia(20).

Davvero originale è quanto invece proposto da Manuela Bertone, che ha ipotizzato l’esistenza di un rapporto tra psicanalista e paziente, una lunga “seduta” che spiegherebbe al meglio perché Pereira non vuole assolutamente rivelare alcuni sogni o ricordi d’infanzia che sono più volte citati nel romanzo: «Ma questa è una cosa di cui Pereira non vuol parlare, perché non ha niente a che vedere con questa storia, sostiene» (p. 173). Se si fosse trattato di una testimonianza giuridica, o ancora di un interrogatorio con la polizia di regime come precedentemente avanzato, egli sarebbe stato infatti obbligato a raccontare tutto, subendo molto probabilmente anche minacce o torture in caso di rifiuto. Il monologo interiore di Pereira, dunque, può essere finalmente condiviso – senza però alcun obbligo di interezza – con una figura di fiducia:

Pereira si comporta come chi, dopo aver compiuto e aver conservato in sé i propri gesti, ha finalmente incontrato la persona che gli consente di raccontarli, cioè di tradurre in discorso diretto la sua verità, fino ad allora custodita in sé in forma monologica(21).

Francesco Caligaris

Parte 1. Parte 2.

(1) FERRARO, Introduzione e analisi del testo, p. 49.

(2) G. BERTONE, Tutti a Lisbona, sostiene Pereira, «Il Secolo XIX», 9 marzo 1994.

(3) Si veda BERNARDELLI, “Sostiene Tabucchi”, p. 141.

(4) FERRARO, Introduzione e analisi del testo, p. 54.

(5) FERRARO, Introduzione e analisi del testo, p. 50.

(6) TRENTINI, Il sogno attende segretamente il risveglio, p. 224.

(7) G. GALLOTTA, Il personaggio tabucchiano tra realtà e finzione, “Forum Italicum”, 49 (2015), p. 838.

(8) Si veda D. SILVA LOPES, Lisbon in that Summer of 1938: Antonio Tabucchi’s Pereira Declares, in From Here to Diversity: Globalization and Intercultural Dialogues, a cura di C. SARMENO, Cambridge Scholars Publishing, Newcastle Upon Tyne 2010, p. 36.

(9) FERRARO, Introduzione e analisi del testo, p. 54.

(10) BERNARDELLI, “Sostiene Tabucchi”, p. 137.

(11) Gérald Genette è nato a Parigi il 7 giugno 1930. È ritenuto uno dei massimi esponenti della narratologia. Tra le sue opere è celebre la serie Figures (1966), Figures II (1969), Figures III (1972), Figures IV (1999) e Figures V (2002).

(12) BERNARDELLI, “Sostiene Tabucchi”, p. 139, da dove proviene anche la citazione precedente.

(13) BERNARDELLI, “Sostiene Tabucchi”, p. 141, da cui anche la citazione successiva.

(14) Il riferimento è a V. COLETTI, Ripete Tabucchi, «L’indice dei libri del mese», 10 (maggio 1994).

(15) M. BERTONE, Percorsi della testimonianza in Sostiene Pereira, «Narrativa», 10 (1996), p. 60.

(16) Si vedano per esempio BERNARDELLI, “Sostiene Tabucchi”; BERTONE, Paths to Testimony in Sostiene Pereira; BRIZIO-SKOV Antonio Tabucchi: navigazioni in un arcipelago narrativo; SILVA LOPES, Lisbon in that Summer of 1938: Antonio Tabucchi’s Pereira Declares.

(17) G. BERTONE, Tutti a Lisbona, sostiene Pereira, «Il Secolo XIX», 9 marzo 1994.

(18) GAGLIANONE – CASSINI, Conversazione con Antonio Tabucchi. Dove va il romanzo?, p. 16.

(19) Si veda SILVA LOPES, Lisbon in that Summer of 1938: Antonio Tabucchi’s Pereira Declares, p. 36.

(20) Si tratta delle frasi, pronunciate dalla voce fuori campo che sostituisce il narratore onnisciente del romanzo, con le quali si conclude il film Sostiene Pereira (1995).

(21) BERTONE, Percorsi della testimonianza in Sostiene Pereira, p. 63.