Diario di bordo

Dal Festival di Arte Ambientale (2) Esercizi di arte fluviale – PERISCOPI-

Periscopi poster

Per la seconda volta si ripete il Festival di Arte Ambientale – Esercizi di arte fluviale sul Lido Po di Guastalla, e per la seconda volta accettiamo con grande entusiasmo l'invito degli organizzatori Antonella De Nisco e Giorgio Teggi.

Il tema di questa edizione è Periscopi, come quelli che hanno costruito Antonella e Giorgio e di cui potete vedere le immagini qui sotto. L'idea è quella di offrire un nuovo sguardo sul luogo in cui ci troviamo e rivelarlo ai visitatori attraverso la pratica artistica.

Periscopi_AntonellaDeNisco_Giorgio_Teggi

Quando Dottor Cardoso mi ha chiesto di scrivere un reportage della manifestazione, ho colto l'occasione al volo, e munita di carta e penna sono andata alla scoperta dei personaggi che animano il Festival. Vi restituisco le mie impressioni in questo breve diario di bordo.

Venerdì 17 aprile 2015

Giorno 1, l'arrivo/ il ritorno

Lido-Po-Guastalla-(RE)_

Arriviamo sul Lido Po di Guastalla (RE) intorno alle 16,00 e dopo aver lasciato i bagagli in ostello ci dirigiamo verso il pioppeto, il luogo dove da domani si svolgerà la seconda edizione del  Festival di Arte Ambientale.

Più che di arrivo si può parlare di ritorno e come sempre veniamo accolti con grande affetto da guastallesi e non; è passato un anno dall'ultima volta che siamo stati qui sulle rive del Po, ma è come non essere mai partiti.

Antonella è inarrestabile: si muove velocemente nel pioppeto e accoglie gli artisti in arrivo, alcuni hanno già iniziato ad allestire, molte le facce conosciute. Saranno loro che a partire da domani occuperanno questi spazi con letture, scritture, narrazioni, video, installazioni e laboratori. L'atmosfera è frizzante, c'è quell'eccitazione tipica del pre-festival.

Ci ritroveremo tutti per cena, lascio gli artisti al lavoro e mi dirigo al bar, da dove scrivo queste prime pagine, e inizio la mia immersione negli usi e costumi locali – un bianchino grazie-

Sabato 18 aprile 2015

Giorno 2, a bordo

Ma che ore sono? Le 6? Le 7? La vita in ostello inizia presto e fuori si sentono già i camioncini degli espositori: sono qui per la mostra-mercato Georgica, festa della terra, dell'acqua e del lavoro nei campi, un evento che in concomitanza con il Festival si svolge ogni anno qui sul Lido Po di Guastalla.  Tra le bancarelle si possono trovare oggetti d'antiquariato, prodotti artigianali, prodotti enogastronomici e poi piante e fiori, che tingono di colori sgargianti la riva del fiume.

Georgica2015

Alle 9 arrivano i primi visitatori che si addentrano nel pioppeto dove sono installate le opere degli artisti del Festival.

Incontriamo Ludovica Colantuono e Carlo Perazzo, anche loro presenti dalla prima edizione; sono accompagnati da Fabio Favara, Cecilia Fonsati, Luca Vettori e Camilla.  Comodamente seduti tra cuscini e tappeti, sorseggiando un tè verde al gelsomino, si parla del loro progetto Sugli alberi.  L'idea è quella di far abitare uno spazio, dove hanno collocato diverse forme d'intrattenimento, si va dal documentario proiettato all'interno di una vecchia valigia (Perispecchio, realizzato da Jacopo Rasmi e Luca Vettori), alle opere totemiche di Tiziano Del Colletto. Non manca come ogni anni la Ludoteca, laboratorio per bambini, dove si leggono delle favole speciali.

Sugli-alberi_performance-abitativa

Mentre parliamo arriva un bambino, avrà due anni circa, si siede con noi ed è subito attratto da dei pezzetti di cioccolata sopra al tavolo, che inizia a mangiare voracemente. La golosità accomuna grandi e piccoli e anche a me viene un certo languorino. Basta spostarsi di qualche metro per gustare dei deliziosi pesciolini fritti, è parte dello spettacolo Cà Luogo d'Arte/Pesce grande mangia pesce piccolo, ideato da Maurizio Bercini e Marina Allegri. I pesci prima di essere fritti vengono scrupolosamente selezionati, come in un giudizio universale, in brutti, belli, poveri, ricchi, grassi e magri.

Pesce-grande-mangia-pesce-piccolo_Maurizio-Bercini

Addentrandoci di più nel pioppeto, si può sentire il ticchettio della macchina per scrivere di Diego Perucci (una Everest del '61), che come nella prima edizione del Festival ripete la sua performance di scrittura d'ambiente. Il rumore dei tasti che battono sul foglio di carta trasporta l'avventore in un'atmosfera d'altri tempi, prima che gli apparecchi cambiassero il modo in cui suonano, un frenetico tip tap di dita sui touchscreen. Sta scrivendo un dialogo ambientato sulle rive del Po tra due personaggi che cercano l'Everest, la montagna, e pare che riusciranno anche a trovarlo.

Diego-Perucci_Everest

Veniamo distratti dal fischio della motonave Stradivari, che attracca al porticciolo e ci accoglie per pranzare. I pasti qui al Festival di Arte Ambientale sono il momento della convivialità, ci si confronta sulla giornata, nascono nuove idee e collaborazioni.

Arrivati al dolce, la tipica mantovana sbrisolona, saluto i miei compagni di bordo e scambio quattro chiacchere con il Capitano Giuliano Landini, in compagnia di suo padre Giuseppe, che ha passato al figlio il comando della motonave. Giuliano è stato campione europeo e italiano di motonautica, mi racconta dei numerosi viaggi che faceva quando gareggiava e di come il paese che più l'ha colpito sia stata la Cina, che ai tempi in cui è andato lui c'erano più biciclette che auto. La Stradivari che prende il nome dal famoso violinista è la prima motonave a occuparsi di turismo fluviale; propone infatti delle traversate sul fiume Po, ma per oggi niente gita. Scendiamo e dopo aver attraversato il ponte sopra al fiume Crostolo (affluente che qui si tuffa nel Po), torniamo a immergerci nel pioppeto.

Motonave-Stradivari

Da lontano si intravede tra gli alberi un cono bianco, sarà alto almeno due metri, ricoperto di stoffa; è l'installazione Distanza di Veronica Borghi, alla sua seconda presenza al Festival.

Il visitatore è sempre parte attiva delle sue opere, e mentre nella scorsa edizione era l'installazione che veniva calata sul visitatore, quest'anno si passa di livello e ci si entra direttamente dentro.  Ci si immerge due alla volta, all'interno si è separati dall'altra persona da una parete di vetro, la vicinanza è tale che sembra di potersi toccare. È curioso ascoltare i commenti di chi esce, alcuni dicono che sia fatto per persone che si conoscono molto bene, altri che al contrario debbano entrare due sconosciuti, un altro ancora suggerisce cane e padrone.

Veronica-Borghi_distanza

Nubi nere si addensano sopra le nostre teste e cominciano a volare piumini (il polline dei Pioppi), protagonisti indiscussi dell'edizione precedente. Inizia a piovere e nel fuggifuggi generale ci ripariamo sotto al tendone di un locale attendendo pazientemente che il cielo si riapra.  Siamo con Laura Corradi, che porta al Festival il suo progetto di laurea, il Disfusore, un oggetto pensato per far giocare i bambini ma anche per smuovere le coscienze dei cittadini, sensibilizzandoli sui luoghi abbandonati delle città, per recuperare e accrescere l'interesse sul recupero degli spazi urbani.

 

sabato 19 aprile 2015

Giorno 3, il groviglio della vita

Siamo seduti all'interno del Teatro di Fieno, allestito da Giorgio Teggi e Matteo Marchini, in attesa della lettura performativa di Francesco Gelati. Oggi questo sarà il luogo chiave della giornata, infatti oltre alle letture si terrà la presentazione del libro "Arte fluviale-Festival di arte ambientale (1)" e la performance Scacchiera-vita a cura di Mirella Gazzotti e Pina Tromellini.

Francesco-Gelati_Acqua-da-tutte-le-parti

Mentre il sole comincia a riscaldare l'aria ancora umida dalla notte precedente, ripenso all'incredibile storia che ieri sera in Ostello ci ha raccontato Gabriele Mina con il progetto Costruttori di Babele. Causa il maltempo infatti, la presentazione di Gabriele non è potuta avvenire all'aperto, ma si è comunque reso disponibile ad una proiezione più intima per pochi avventori.  Babele d'acqua è un progetto che dura da sette anni, Gabriele insieme ai suoi collaboratori incontra i babelici, "artisti autodidatti e misconosciuti che dedicano parte della loro vita alla costruzione di opere visionarie". La maggior parte sono persone che dopo aver lavorato una vita, una volta in pensione sentono nascere in loro il desiderio di fare qualcosa con le loro mani, che sopravviva al loro passaggio sulla terra. Le opere che realizzano sono maestose e non si può provare che un immenso rispetto per chi ha ricoperto la propria casa di conchiglie collezionate per anni, oppure chi ha scolpito la sponda di un fiume con sculture che emergono solo quando si abbassa il livello dell'acqua, o ancora chi ha costruito una nave di cemento a grandezza naturale in giardino, o ancora chi ha creato un particolare sistema meccanico per poter alzare e abbassare la propria casa di qualche metro, per poter vedere il mare, altrimenti nascosto alla vista.

Ma torniamo al pioppeto, dove incontriamo Alessandro Bartoli, presente al Festival con l'installazione fotografica L'isola di pietra, una serie di fotografie, ritratti, scattati nel corso degli ultimi quarant'anni. Le foto lasciate sotto le intemperie del giorno precedente, hanno subito una trasformazione, si sono increspate e sporcate. Alessandro mi dice di aver trovato le foto tutte aggrovigliate, una metafora del groviglio che è la vita: le relazioni che si complicano, i sentimenti che cambiano, tutte storie che si possono leggere in questi ritratti, se avvicino un po' l'orecchio riesco quasi a sentirle…

Alessandro-Bartoli_l-isola-di-pietra

Al Teatro di Fieno inizia la performance di Mirella Gazzotti, che ci racconta le storie legate ai personaggi della sua infanzia e adolescenza, passata qui sulle rive del Po; c'è il venditore di sgombri, l'impagliatrice di sedie, il pescatore del fiume e tanti altri, che si presentano agli spettatori con testa di zucca e corpo di rami e corde intrecciati.

Mirella-Gazzotti-Pina-Tromellini_Scacchiera-vita

Mentre gli spettatori si allontanano, mi trattengo al Teatro con i curatori dell'evento, Giorgio e Antonella e gli faccio qualche domanda sul Festival, sul loro lavoro e sulla loro missione più in generale.

Da dove viene il termine arte ambientale, e come nasce in voi la sensibilità su questo argomento.

Mi risponde Giorgio che l'arte ambientale ha come obiettivo quello di rivelare i luoghi con la pratica artistica, coinvolgendo persone che con il loro intervento offrono uno sguardo nuovo sulle cose. "Viviamo in un mondo fatto di distrazione" dice, e mi racconta che a volte fa un esercizio con i suoi studenti (Giorgio insegna in un Liceo Artistico). Gli chiede quante finestre ha la loro casa, mi assicura che sono pochissimi quelli che riescono a rispondere senza alcuna titubanza. Con i laboratori di arte ambientale Giorgio e Antonella cercano di combattere questa distrazione dilagante e invitano a prestare più attenzione su quello che ci circonda. "Facciamo arte con i luoghi per dare voce al nascosto" mi dicono.

L'arte ambientale è un contenitore dove dentro si può trovare anche l'arte fluviale; gli stessi principi applicati però a luoghi d'acqua. Il Po ad esempio, con la sua storia ripercorsa in questi giorni, attraverso i laboratori, le installazioni, le letture e i racconti. 

Lavorate insieme da molti anni, come e quando è iniziata la vostra collaborazione?

Antonella mi spiega che dai primi anni novanta, insieme a suo marito Giorgio, ha dato vita a interventi di "arte clandestina", dal basso e fuori dalle gallerie. L'idea è quella di usare la lettura, la storia, la poesia per dare nuova luce a quei luoghi che troppo spesso ci dimentichiamo o sottovalutiamo.

Il loro è un lavoro in sinergia, mi spiegano, favorito da un comune sguardo sulle cose, hanno intenti comuni e i loro interessi si intrecciano dando vita a progetti sempre nuovi. Dalla loro collaborazione nasce oggi l'associazione LAAI (Laboratorio di arte ambientale itinerante).

Una parola per descrivere questa edizione del Festival di Arte Ambientale.

"Periscopi", per-gli-scopi. Come il periscopio che ti permette di vedere quello che hai davanti, ma anche ciò che si trova lontano, così queste pratiche artistiche hanno come obiettivo quello di rivelare la riva destra del Po, quella dove ci troviamo adesso. Mi dicono che c'è una certa somiglianza tra quello che fanno loro e i Ghostbusters, mentre questi scovano e scacciano i fantasmi, loro sì scovano, ma cercano di mantenere, di aggiungere significato.

Ringrazio e saluto Antonella e Giorgio, mi accorgo che lentamente ma inesorabilmente il sole inizia a scendere: il tramonto decreta la fine del Festival e io sento già un po' di malinconia, quella che viene l'ultimo giorno di vacanza, o la domenica sera.

Anche quest'anno come sempre ho conosciuto persone davvero interessanti e speciali e mi scuso con tutti quelli che non ho citato in questo piccolo diario di bordo, da terra.

Valentina Sanesi

 

 

Hanno partecipato al Festival di Arte Ambientale (2) Esercizi di arte fluviale- PERISCOPI:

Oscar Accorsi/Raso, Installazione deperibile

Alessandro Bartoli/L’isola di pietra, Installazione fotografica

Veronica Borghi/Distanza, Installazione

Franco Cimurri/Cimurri Bike is life

Mauro Canova Gabriele Mina/Babele d’acqua, Racconto per parole e immagini. Festa e fatica fra le sponde del Po/Presentazione animata della pubblicazione

Laura Corradi/Disfusore, Installazione ludica

Antonella De Nisco Giorgio Teggi/PeriSCOPI Installazione

Mirella Gazzotti Pina Tromellini/Scacchiera-vita, Performance

Francesco Gelati/Acqua da tutte le parti, Lettura performativa

Mirca Lazzaretti Fausto Mazzoni/先に(sakinì)/[prima], Installazione

Francesca Maramotti/Lo sguardo, Installazione fotografica


Enrico Marani Jonathan Donini/traNsparenze, Videoinstallazione

Matteo Marchini Giorgio Teggi/Teatro di Fieno, Allestimento

Diego Perucci/Everest (parte seconda), Scrittura d’ambiente

Antonio Petrucci/La Passeggiata, Racconto

Sugli Alberi/Al circondario, Installazione e musica d’ambiente

Mauro Rocchegiani/I due paesaggi, Laboratorio

Cà Luogo d’Arte /Pesce grande mangia pesce piccolo, Spettacolo

Alice Vacondio/Reportage fluviale