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GIUSEPPE MORANDI. RICOSTRUZIONE DI UN ARCHIVIO. parte 2.

Estratti dalla tesi di laurea GIUSEPPE MORANDI, RICOSTRUZIONE DI UN ARCHIVIO. 
LA DONAZIONE AL CSAC: STORIA E CONTESTO, di Francesco Petruzziello, Università degli Studi di Parma, Relatore: Chiar.ma Dott.ssa Cristina Casero, Correlatore: Chiar.mo Dott. Paolo Barbaro. Anno Accademico 2014 – 2015.

Per leggere la tesi integrale e visionare le fotografie, clicca qui.

L’attività artistica.

L’opera di Morandi si struttura prevalentemente in cortometraggi, fotografie e opere narrative.
Morandi esordisce giovanissimo nel 1956 con El Pasturin, aveva 19 anni, due
anni dopo l’incontro con Mario Lodi; si tratta di riprese fatte ad un giovane pastore
mentre lavora, in contrasto con scene che riprendono gli altri ragazzi che intanto si
divertono nel tempo libero, a differenza del Pasturin che di tempo libero non ne ha.
Nel 1957 gira Morire d’estate, che riprende la ricerca e il ritrovamento del
cadavere di un giovane ragazzo annegato nell’Oglio. Dopo l’incontro con Gianni Bosio seguiranno altri lavori: tra il 1963 e il 1964 registra un documentario dal titolo I Bergamini. Un documentario radiofonico premiato al “Canevascini” della Radio della Svizzera italiana, trasmesso anche dalla RAI, che racconta la giornata dei bergamini della famiglia Azzali. L’intervista può essere letta in I bergamini (1). Nel 1964 gira Inceris li barbi, che documenta i Paisan che cernono le barbabietole; verranno scattate anche delle fotografie che saranno raccolte poi nel libro fotografico I Paisan. Immagini di fotografia contadina della Bassa padana (1979). Nel 1965 viene organizzata una mostra fotografica dal titolo La cascina muore al Vho, “[…] dove abbiamo presentato al di fuori delle manifestazioni i lavori in campagna e il ciclo dell’anno agrario dall’autunno all’autunno, con i protagonisti veri, i braccianti e i salariati agricoli.” (2) È una mostra finanziata da Idangela Molinari, la fotografa di Piadena, che tante volte presterà gli strumenti necessari a Morandi. Nel 1966 realizza due cortometraggi: El Vho, dove filma il proprio paese natale, e Barattieri el massa el nimal, dove riprende l’uccisione del maiale nella cascina di Barettieri.  Jon, du, tri, quater sac. è il titolo del cortometraggio girato nel 1967, dove si documenta la spartizione del melegot (il granoturco): solo un terzo del raccolto spettava ai Paisan. È sempre il 1967 quando viene filmata La giornata del bergamino, dove mostra la famiglia Azzali intenta nel proprio lavoro di addetti alle vacche. Nello stesso anno realizza Cavallo Ciao, che documenta l’uccisione di un cavallo. Scatterà anche diverse fotografie, che verranno esposte in una mostra fotografica organizzata a Piadena nel 1967 dall’omonimo titolo, successivamente confluiranno anche nel volume fotografico I Paisan. Immagini di fotografia contadina della Bassa padana (1979). Allo stesso anno risale L’Amadesi la massa l’och, che riprende l’uccisione delle oche in cascina. Questi cortometraggi, che vanno dal 1956 al 1967, verranno recuperati, sistemati e organizzati, in accordo con Morandi, dalla Cineteca del comune di Bologna nel 1999. Oggi sono raccolti in I Paisan. Un film di Giuseppe Morandi. (3) Nel 1972 viene allestita la mostra dedicata al mondo rurale sardo: Orgosolo, un altro paese. Il suo primo libro fotografico esce nel 1979 dal titolo: I Paisan. Immagini di fotografia contadina della Bassa padana (4). “[…] [era] un pomeriggio del settembre del ’78, quando viene [Morandi] in Università con un pacco di cartoline, il piccolo formato dei suoi ingrandimenti dalle riprese 6 X 6, migliaia, scattate nell’ultimo ventennio ma soprattutto tra il 1958 e 1968 circa.” (5) Sono le fotografie dei Paisan, scattate nell’arco di un decennio, che vogliono documentare gli antichi lavori dei campi, i lavori degli artigiani, le antiche usanze e i rituali, le festività e il tempo libero dei contadini e braccianti del tempo. Nel 1984 esce il secondo libro fotografico di Morandi: Volti della Bassa Padana (6). La sua ricerca fotografica continua, l’interesse si concentra sui volti della gente, dei paisan, ma anche dei borghesi, ben distinti dai primi in quanto ripresi da lontano, di fronte alle loro grandi aziende, con sguardo fisso e severo. Il rapporto fra Morandi e i protagonisti fotografati si fa sempre più stretto. Il 1987 è l’anno di uscita di Cremonesi a Cremona (7). La sua ricerca si sposta in città, una città in particolare: Cremona. Essa infatti rappresenta il passaggio per antonomasia tra il vecchio mondo contadino e la nuova industrializzazione, meta per i giovani e per i paisan in cerca di una vita migliore. Si assiste alla progressiva trasformazione del contadino in operaio, dalle differenze di classe all’appiattimento della società del consumo. Continua la sua ricerca in città con Quelli di Mantova, (8) del 1991. Ancora il mondo della meccanizzazione, degli allevamenti intensivi e dei nuovi protagonisti della società. Nel Gennaio del 1991 pubblica anche il suo primo libro di narrativa: La proprietaria del morto. (9) Si tratta della raccolta di racconti sulla vita del fotografo, sulla sua adolescenza e sulle sue esperienze, ma dedica molto spazio anche ai suoi amici, alle persone che conosce o che ha conosciuto e che sono state particolarmente importanti per lui. Tema centrale è la morte: la morte dei vecchi paisan, la morte dei suoi familiari, la morte dei suoi amici nell’Oglio, l’uccisione degli animali. In realtà tale tematica serve per evidenziare ancor di più la fine di un’intera epoca, di quel passaggio alla modernità di cui si è parlato, di fronte al quale Morandi non resta insensibile, anzi. Da questi racconti scopriamo un Morandi che non ha timore nel raccontare avvenimenti molto personali per renderci partecipi del suo punto di vista. Inserite fra le sue pagine si trovano 12 fotografie che, ancora una volta, ritraggono le cascine, le strade e i lavori dei campi. “Le immagini –scelte sulla base della unità tecnica e tematica- sono della fine degli anni ’50-primi anni ’60, tutte scattate con Rolleiflex e Yashica 6×6.” (10) Nel 1994 viene pubblicato Ventunesima Estate. (11) L’attenzione si è spostata al corpo nella sua fisicità, nella sua pesantezza corporea. A tal proposito Paolo Barbaro dice: “Così, finita per Morandi la leggibilità esistenziale della campagna, restano le persone, i loro spazi e le loro rappresentazioni, alla fine i loro corpi da raccontare.”(12) Parrebbe in contrasto con le sue ricerche precedenti, ma in realtà le foto qui scattate, dal 1989 al 1993, fanno parte di un progetto più ampio: Corpi di lavoro, corpi di consumo. “[…] un confronto tra chi si forma il corpo nel lavoro e chi se lo forma per rappresentarsi attrezzandosi e consumando beni di consumo specifici”. (13) Ecco quindi che Morandi riprende la metamorfosi del corpo del giovane Giuseppe Puerari, dall’adolescenza alla maturità. È il 1999 quando viene pubblicato Uomini terra lavoro. (14) Ormai i Paisan sono scomparsi, i soldi che prima andavano alla loro manodopera, ora sono utilizzati per acquistare le macchine agricole. Le aziende familiari stanno scomparendo, nascono grandi cooperative monoculturali che sfruttano intensivamente i terreni. Ora si tratta di documentare questo cambiamento e le macchine diventano le vere protagoniste. Ma il cambiamento non ha interessato solo l’agricoltura, anche le stalle si sono trasformate sulla loro scia. Ma ecco che ancora tornano i volti, le persone, I protagonisti del lavoro. (15) Nel 2001 la ricerca si arricchisce con La mia Africa, (16) dove i protagonisti diventano i nigeriani, senegalesi, cubani o indiani, come dice lo stesso Morandi. Si tratta di quegli extracomunitari che sono immigrati per trovare condizioni migliori, per dare un futuro ai propri figli altrimenti costretti allo sfruttamento minorile nei loro paesi d’origine. Argomenti di estrema attualità e complessità allo stesso tempo, che vanno dal lavoro al problema dell’integrazione. In i Vecchi e nuovi volti della Bassa padana (17), edito nel 2011, vi è da un lato una ripresa delle fotografie scattate dagli anni Sessanta agli anni Ottanta, che rappresentano i Vecchi volti, quelli che già erano comparsi in I volti della Bassa padana del 1984; dall’altro compaiono i Nuovi volti. Questi sono quelli di una famiglia in particolare, la famiglia Metha. È una famiglia di indiani che abita in cascina e che si occupa prevalentemente di accudire le vacche e gestire le stalle; per Morandi essi rappresentano un ritorno ai valori dei vecchi paisan. Erano già comparsi in La mia Africa, accanto a tanti altri, ma ora l’attenzione è posta solo su di loro. Il 2008 è l’anno di uscita del documentario Il colore della Bassa, (18) presentato al Festival di Venezia del 2008. Esso racconta aspetti di attualità in campo etnico, agricolo e nel settore dell’allevamento. Sono queste le tre principali sezioni di cui si compone, in perfetta continuità con le ricerche precedenti. Le ultime ricerche fotografiche sono: Dio sul tetto e i nuovi angeli del 2011 e La strada di Montreuil del 2012. Esse, come dice Rebecchi, “mantengono una segnata matrice politica per cui il racconto non è fine a se stesso ma le immagini vengono riconsegnate ai soggetti stessi e agli spettatori perché le facciano proprie nell’esercizio quotidiano di cittadini e di persone.” (19)

Francesco Petruzziello

Parte 1

(1) Piero Del Giudice, Giuseppe Morandi, I bergamini, a cura di Paola Arcari, Trieste, edizioni “e”, 1994, pp. 37-67.
(2) Cfr. Peter Kammerer, Intervista a Gianfranco Azzali (Miciu) e Giuseppe Morandi (Piadena 1980), in AAVV, il muro di Piadena, cit., p. 23.
(3) I Paisan. Un film di Giuseppe Morandi, a cura di Andrea Chiantelli, Massarosa (Lucca), 2010, composto da: El pasturin (1956), Inceris li barbi (1964), Morire d’estate (1957), El Vho (1966), La giornata del bergamino (1967), Jon, du, tri, quater sac. La spartizione del granoturco (1967), L’Amadasi la massa l’och (1967), Cavallo ciao (1967), Baratieri el massa el animal (1966), El Calderon (1991).
(4) Giuseppe Morandi, I Paisan. Immagini di fotografia contadina della bassa Padana, cit.
(5) Arturo Carlo Quintavalle, Contadini: fiaba sistema storia, in Giuseppe Morandi, I Paisan. Immagini di fotografia contadina della bassa Padana, cit., p. 10.
(6) Giuseppe Morandi, Volti della Bassa padana, cit.
(7) Giuseppe Morandi, Cremonesi a Cremona, a cura di Peter Kammerer, Liliana Lanzardo, Arturo Carlo Quintavalle, Milano, Nuove edizioni Gabriele Mazzotta, 1987.
(8) Giuseppe Morandi, Quelli di Mantova, a cura di Lidia Beduschi, Enio Camerlenghi, Pierdo Del Giudice, Arturo Carlo Quintavalle, Milano, Nuove edizioni Gabriele Mazzotta, 1991.
(9) Giuseppe Morandi, La proprietaria del morto, cit.
(10) Cfr. Ivi, Nota dell’editore, p. 155.
(11) Giuseppe Morandi, Giuseppe Puerari, Ventunesima Estate, a cura di Paolo Barbaro, Giuseppe Puerari, Peter Kammerer, Cremona, Libreria Ponchielli, Lega di Cultura di Piadena, 1994.
(12) Paolo Barbaro, Storie di un corpo, in Giuseppe Morandi, Giuseppe Puerari, Ventunesima Estate, a cura di Paolo Barbaro, Giuseppe Puerari, Peter Kammerer, Cremona, Libreria Ponchielli, Lega di Cultura di Piadena, 1994, p. 9.
(13) Peter Kammerer, La forza del corpo. Intervista a Giuseppe Morandi, in Giuseppe Morandi, Giuseppe Puerari, Ventunesima Estate, a cura di Paolo Barbaro, Giuseppe Puerari, Peter Kammerer, Cremona, Libreria Ponchielli, Lega di Cultura di Piadena, 1994, p. 27.
(14)  Giuseppe Morandi, Uomini terra lavoro, a cura di Giorgio Bonalume, Eugenio Camerlenghi, Arturo Carlo Quintavalle, Milano, Electa, 1999.
(15) Cfr. Ivi, pp. 150-164.
(16) Giuseppe Morandi, La mia Africa, a cura di Peter Kammerer, Paolo Barbaro, Milano, Mazzotta, 2011.
(17) Giuseppe Morandi, Vecchi e nuovi volti della Bassa padana, a cura di Ivan Della Mea, Arturo Carlo Quintavalle, Peter Kammerer, Milano, Mazzotta, 2011.
(18) Giuseppe Morandi, Gianfranco Azzali, Il colore della Bassa. Un film di Giuseppe Morandi e Gianfranco Azzali, a cura di Giuseppe Morandi, Andrea Chiantelli, Sergio Lodi, Gianfranco Azzali, con Gianfranco Azzali, Jagjit Rai Mehta, Devi Puspha, Simona Mehta, Hani Mehta. Documentario, colore 30 minuti, Massarosa (Lucca), Marco del Bucchia editore, 2008.
(19) Matteo Rebecchi, La Lega di Cultura di Piadena. Cronaca di un’esperienza, cit., p. 111.