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GIUSEPPE MORANDI. RICOSTRUZIONE DI UN ARCHIVIO. parte 4.

Estratti dalla tesi di laurea GIUSEPPE MORANDI, RICOSTRUZIONE DI UN ARCHIVIO. 
LA DONAZIONE AL CSAC: STORIA E CONTESTO, di Francesco Petruzziello, Università degli Studi di Parma, Relatore: Chiar.ma Dott.ssa Cristina Casero, Correlatore: Chiar.mo Dott. Paolo Barbaro. Anno Accademico 2014 – 2015.

Per leggere la tesi integrale e visionare le fotografie, clicca qui.

L’origine della donazione.

Dalla corrispondenza tra Giuseppe Morandi e l’Istituto Storia dell’Arte dell’Università
di Parma, conservata oggi presso il CSAC, e di cui viene riportato il testo integrale in
appendice, scopriamo che è Morandi stesso a contattare l’Università nel 1973.
Egli a tal proposito dice: “Ho letto sui giornali della costituzione presso codesto Istituto di un settore per la raccolta di materiale fotografico.” (1) Il giornale su cui viene a conoscenza dell’esistenza dell’Istituto è l’Unità, e, alla domanda sul perché abbia scelto di contattare proprio il Centro Studi, Morandi risponde: Ho letto sul giornale l’Unità che si era aperto un centro studi. [Li ho contattati] Dato che le mie foto non erano considerate, in paese mi consideravano un matto. Comunque le foto che ho fatto le difendo sempre, perché era quello che sentivo, quello che vedevo, e col tempo che passa le sento molto più vicine, perché è documentata anche la polvere che c’era allora sulle cose, i gesti che facevano: lui [il Micio] quando lavorava in stalla, il padre, l’odore di merda che c’era, e poi le persone, che erano le mie persone, di conseguenza mi fa piacere rivederle. Sono andato lì non per conservarle, ma per dare immagine e dignità a questa gente, per far sentire i protagonisti della vita del paese, a livello economico e a livello di umanità. (2)
È essenziale questa testimonianza: l’intento di Morandi non era quello di conservare le proprie immagini o quello di raggiungere fama e prestigio, l’intento reale era quello di far conoscere i veri protagonisti della storia del paese, ponendoli al centro dell’attenzione. È come se si sentisse responsabile di loro in prima persona, vuole fare in modo che tutti possano vedere la verità di una realtà senza filtri, ma per farlo ha bisogno di un aiuto, anche dal punto di vista critico. Il Centro Studi e Museo della Fotografia si mostra sin da subito interessato. Si organizza un incontro tra il prof. Quintavalle e Morandi, dove Morandi mostra una selezione del materiale prodotto; è il 15 Gennaio del 1974. (3) L’interesse per il materiale di Morandi cresce e nel Febbraio del 1974 il Prof. Luigi Allegri, allora segretario del Centro Studi, scrive a Morandi: “L’impostazione del lavoro suo e del gruppo ci pare del tutto confacente alla linea che intendiamo dare al Centro studi sulla fotografia.” (4) Inizia da allora una proficua collaborazione: in accordo con il Centro Studi si prevede una scelta del materiale fotografico e poi la successiva stampa, inizialmente curata direttamente dal Museo della Fotografia dell’Università di Parma. Nell’Aprile del 1974 il Centro Studi riceve: “n. 71 negativi formato 6 x 6 sui lavori della stalla [le immagini dei paisan]. Una scelta di tali negativi sarà stampata a cura del Museo della Fotografia dell’Università di Parma, per entrare a far parte delle raccolte dell’Archivio stesso.” (5) Da qui nasce il nucleo della donazione di Morandi al Centro Studi, oggi conservato in Archivio. Da qui nasce la collaborazione dell’Istituto con Morandi stesso, il quale, si affiderà a più riprese a Quintavalle per la stesura dell’introduzione ai libri fotografici. Il motivo lo spiega il fotografo stesso:
A Quintavalle sono piaciute subito [le fotografie dei paisan] nonostante la stampa. Si è interessato alle mostre e quando la provincia di Cremona ci ha detto – Facciamo la mostra [de I Paisan] – allora l’unico che davvero le conosceva [le foto] e che sentiva questo mondo era Quintavalle, in effetti con lui è partito tutto, quello che viene dopo è un seguito. Andavamo da lui e poi abbiamo iniziato anche con Paolo [Paolo Barbaro, curatore del CSAC]. (6)
Morandi continua dicendo: “Il riferimento è sempre Parma, perché o Paolo o Re
Arturo [così chiamano Quintavalle] dal punto di vista fotografico sono il nostro riferimento. È Quintavalle che mi ha fatto vedere i fotografi del New Deal americano.” (7)
Il modus operandi di Morandi diventa quasi sempre lo stesso: si reca in Università da Quintavalle con i pacchetti di fotografie in formato cartolina: “[…] [era] un pomeriggio del settembre del ’78, quando viene [Morandi] in Università con un pacco di cartoline, il piccolo formato dei suoi ingrandimenti dalle riprese 6 X 6, migliaia, scattate nell’ultimo ventennio ma soprattutto tra il 1958 e 1968 circa.” (8) E Morandi stesso afferma: “[…] poi i pacchetti… io non andavo là, come vanno tutti i fotografi, con un bouquet già sistemato, ma davo questi pacchetti così com’erano.” (9) Le stampe delle donazioni successive (I volti della bassa Padana e Uomini terra
lavoro) sono complete, come si mostrerà successivamente, in quanto esse erano già state scelte, e quindi corrispondono a quelle del catalogo.

Francesco Petruzziello

Parte 1. Parte 2. Parte 3.

(1) Giuseppe Morandi, lettera all’istituto di Storia dell’Arte dell’Università, 5/11/1973, appendice, p. I.
(2) Intervista a Giuseppe Morandi, appendice, 7/01/2015, p. VI.
(3) Lettera di Luigi Allegri a Giuseppe Morandi, Parma, appendice, 10/01/1974, p. III.
(4) Lettera di Luigi Allegri a Giuseppe Morandi, Parma, appendice, 20/02/1974, p. IV.
(5) Lettera di Luigi Allegri, Parma, appendice, 18/04/1974, p. V.
(6) Intervista a Giuseppe Morandi, appendice, 7/01/2015, p. VII.
(7) Ibidem.
(8) Cfr. nota n.30.
(9) Intervista a Giuseppe Morandi, cit., p. VI.