HO LA TESTA PIENA

In uscita in questi giorni Ho la testa piena, una raccolta poetica del giovane senese Adriano Benocci per i tipi della Vittoria Iguazu Editora, con il contributo di Casa Là Farm Gallery e Dottor Cardoso.
Si può ordinare il volume anche online, a questo lik: www.libreriauniversitaria.it
Di seguito alcuni passaggi delle note introduttive, firmate da Diego Perucci e Sandro Fracasso e una anticipazione delle poesie contenute nel libro.

 
“Le poesie di Adriano coincidono con un percorso lungo circa tre anni, un cammino non privo di inciampi e di ripensamenti, in una Siena indifferente e complicata, trovando infine la loro forma definitiva in una fresca serata estiva a Scalvaia, nella boschiva provincia di confine, lontano dalle fosche tinte che hanno ispirato il suo lavoro. Dietro l’angolo di un palazzo del paese si nasconde un mosaico, campeggiato dalla scritta GUTTA CAVAT LAPIDEM. Hai eroso le mie certezze/ Che erano pietre, scrive Adriano, in una sintonia quasi inaspettata con ciò che lo circonda, con l’aspetto materiale e tangibile delle cose che descrive. Nella poesia di Adriano non ci sono infatti diretti riferimenti a Siena, tantomeno ai suoi luoghi, ma si legge fra le righe e senza difficoltà, per chi conosce abbastanza il territorio, il torpore e l’immobilità della città, le sue colline di sfondo, pesanti e terrigne, calma piatta che si trasforma in subitanea tempesta interiore. Una toponomastica tutta personale, fra gli angoli della coscienza e le piazze affollate di solitudini”.

Diego Perucci, Gutta cavat lapidem.

 

“Le parole che Adriano Benocci lascia sfuggire dalla sua testa piena (il titolo è evidentemente tronco e quindi un ponte aperto verso chi legge, che può scegliere come completare la frase) si intrecciano e ricercano, creando enjambement tra le pagine, richiami a fior di distanze rese ininfluenti. Il confronto con il tempo e l’infinito dominano il dolore nella sua veste più naturale, e quindi più cruda. Soffriranno, soffriremo prima e dopo queste parole, ma qualcuno si sentirà meno solo”.

Sandro Fracasso, L’inutile non è di casa.

 

Questa città non è stata una madre
Questa città non è stata una madre
questa città non ci ha voluti.
Figli banditi in terre straniere
e altri rimasti prigionieri della pietra serena
delle mura e delle porte,
inghiottiti nel ventre di una conchiglia
come perle senza luce.

Sono tempi
Sono tempi
senza morale
amico mio
si vede un uomo
sciagurato in terra
e un altro perso
in mezzo al mare.
Si costruiscono muri
si chiudono i porti
gli occhi e il cuore
mi viene da piangere
per questi giorni infami
di guerre silenziose
di armi mute e divise pulite
indifferenza e pubblica stima.
Io sono immobile,
proprio come te
in questa stagione
di disperati
senza salvataggio
né compassione.