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IL MENDICANTE DI SAPORI

Il mio contributo a questo quartiere sono state due petizioni per una più frequente pulizia sugli autobus della circondariale. In una di esse particolarmente mi sono distinto per acume, fermezza e precisione; taluni ancora ricordano il mio aver specificato più volte il dettaglio del mozzicone di sigaretta, infilzato tra le cerniere delle portiere, come prova della reiterata incuria.

Quando sono arrivato qui non ero più giovane e neppure ancora convinto del mio ruolo, ci sono giunto per gradi seguendo una traccia che molti hanno ignorato. Come tutte le persone che sanno trovare giovamento dal collezionare dettagli, io l’avevo fatto coi sapori. Ero particolarmente attratto da quelli di origine industriale e non mi riferisco a prodotti da forno o salse, quanto a bitume, espansi -di cui prima o poi stilerò una dettagliata lista- lubrificanti. Ho da sempre evitato di assaggiare i prodotti che in qualche modo prevedessero una edulcorazione finale, fosse essa tramite l’aggiunta di profumi o fantomatici miglioratori. Il nocciolo sta nella materia e viceversa. Veniamo a voi, lasciando la retrovisione alla geologia. Quando aprite una confezione lo notate il profumo del polietilene? E quello del cartene? Avete mai lasciato perdere il latte microfiltrato per assaggiare il tetrapack, lì dove è rimasto puro ed incontaminato dal contenuto? Per questo sono qui, intorno al nostro quartiere – collegati per l’appunto dalla circolare- ci sono i principali stabilimenti produttivi della regione. All’inizio mi sono annotato le fermate tematiche, cosa produceva l’impianto e dove depositavano gli scarti, poi mi sono concentrato su un singolo sito per volta. Devo dire che l’emozione di trovare un nuovo prodotto scampato alle regole del segreto industriale e finito per mero errore umano tra gli scarti generici è stato ed è tuttora una emozione incontenibile. Qualunque sistema di spionaggio industriale ha in massima considerazione lo scarto, ma solo un amatore saprebbe trarne una degustazione. Qualche sera fa ho temuto che il mio piano fosse stato svelato. Un altro essere umano, flebile e impareggiabile per movenze e prudenza, si aggirava seguendo quelle che pensavo essere le mie tracce ed ho invece scoperto essere le nostre. Nulla di umano è unico. Anche lei mi è parsa turbata, scocciata in principio dall’avermi incontrato. Poi piano, piano ci siamo avvicinati, ognuno difendendo nella mano sinistra il pezzo più pregiato raccolto quella sera. Ci siamo annusati con gli occhi spalancati dalla diffidenza, fino a sfiorarci. In quel momento la paura, almeno in me, è venuta meno soverchiata dalla consapevolezza che un mio simile esisteva. È stato allora che ho smesso con le petizioni, temendo che infastidendo la ditta di autobus in qualche modo sortissi l’effetto di mutare orari o condizioni al contorno. Vorrei che tutto ciò che mi circonda: sporcizia, ritardi, inquinamento, promiscuità, restassero tal quali, accetterei qualunque condizione pur di sapere che resterà visibile, incontrabile. Un giorno, non vedo l’ora, assaggeremo insieme i vostri imballaggi migliori.

 

Sandro Fracasso