IMPASTATO MORTE DI UN COMPAGNO

18 Marzo 1978. Milano. Vengono uccisi Fausto Tinelli e Lorenzo “Iaio” Iannucci. I due ragazzi stavano conducendo approfondite indagini. Con interviste sul campo, registrate meticolosamente su nastri, poi trafugati misteriosamente dopo la loro morte, sul traffico di eroina e cocaina nel loro quartiere di Casoretto e nelle vicine zone di Lambrate e Città Studi, Milano, traffico gestito da potenti ambienti della malavita organizzata e dell'estrema destra milanese.
Fra le tante le rivendicazioni per l’omicidio di Fausto e Iaio, fra cui una proveniente anche da Palermo, la più credibile appartiene ai terroristi neri dei
NAR– Gruppo Anselmi.
Tra gli appartenenti al gruppo di Anselmi c'è Massimo Carminati, affiliato alla banda della Magliana.

Notte tra l’8 e 9 Maggio 1978. Cinisi. Viene ucciso Peppino Impastato.

22 Febbraio 1980 tre giovani armati e coperti da un passamontagna si introducono con una scusa in casa di Valerio Verbano.
Spacciandosi per amici del figlio riescono a convincere i genitori di Verbano ad aprire le porte della loro abitazione; una volta introdottisi all'interno i tre legarono, imbavagliarono ed immobilizzarono i genitori. A quel punto, rimasero in attesa del rientro di Valerio, non ancora tornato da scuola.
Al suo ritorno Verbano fu subito assalito dai tre. Fu raggiunto da un colpo di arma da fuoco alla schiena che gli entrò nella spalla sinistra recidendogli l'aorta e facendolo cadere morto sul divano del salotto.
Valerio Verbano si era impegnato in una serie di indagini personali finalizzate al raccogliere informazioni sull'ambiente dell'estremismo di destra romano.
Grazie a quella mole di dati raccolti, corredata da un corposo materiale fotografico, Verbano aveva poi preparato centinaia di schede e fascicoli in cui dava un'identità e un volto a vari militanti di destra capitolini.
Il materiale scomparve però misteriosamente nei meandri dei depositi giudiziari.
Attualmente non si sa chi siano stati i mandanti e gli esecutori dell’omicidio di Valerio Verbano.

Cosa lega questi tre tragici episodi della storia d’Italia?
Qualcuno vedrebbe lontani questi omicidi per moventi, mandanti e ragioni, ma se si esclude la distanza geografica Nord-Centro-Sud dello stivale, del resto i tre omicidi sono molto simili.
Ci troviamo di fronte all’omicidio di 4 ragazzi, militanti della sinistra antagonista, che facevano lavoro di controinformazione, non per professione, ma per sete di giustizia sociale, tutti erano comunisti (un termine oggi svuotato del suo significato grazie alla metamorfosi PCI-PD) e si ponevano in un percorso di lotta sociale più che di tutela della legalità, di quella legalità legiferata dall’alto, da chi ci governa, al fine di tutelare quel sistema socio-economico contro cui lottavano, anche attraverso azioni che andavano oltre la legalità.
Peppino Impastato ed i suoi compagni occupavano i terreni per evitare la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Punta Raisi; Fausto e Iaio facevano parte di uno dei primi Centri Sociali Occupati in Italia qual’è stato il Leoncavallo; Valerio Verbano proveniva dall’autonomia romana, quell’autonomia che aveva, ed ha il suo fulcro, in una zona liberata del quartiere San Lorenzo qual’è Via Dei Volsci. Quella stessa Via Dei Volsci che è anche la sede di Radio Onda Rossa, storica radio dell’autonomia e che secondo alcune fonti si vuole che abbia influenzato Impastato ed i suoi compagni nella fondazione di Radio Aut.
Oltre a questi elementi che potremo definire ideologici, i tre casi di omicidio si assomigliano in molto altro.

La documentazione di denuncia e controinformazione sulla criminalità, sull’estrema destra ed i loro rapporti, scompaiono dopo le perquisizioni nelle loro case da parte delle forze dell’ordine. La stessa fine delle ricerche di Valerio Verbano e di Fausto e Iaio avviene per dei documenti di Peppino Impastato, documenti che probabilmente riguardavano l’omicidio avvenuto, qualche mese prima, nella caserma di Alcamo Marina a danno di due carabinieri uccisi mente dormivano, un mistero insoluto dietro cui probabilmente c’è la mano dei servizi segreti, dell’estrema destra e di un certo Giorgio Almirante. In entrambi i casi le documentazioni vengono sequestrate dalle forze dell’ordine e successivamente scomparse nel nulla.
Un ulteriore elemento che unisce i tre casi è lo stretto rapporto tra estrema destra e criminalità organizzata.
Dietro l’omicidio di Fausto e Iaio e Verbano probabilmente c’è l’estrema destra dei N.A.R. di Giusva Fioravanti; N.A.R. che avevano rapporti con la criminalità della Banda Della Magliana ed entrambi con una parte del potere statale, infatti sia i NAR che la Banda Della Magliana avevano il deposito di armi all’interno del Ministero della Sanità.
Tale rapporto tra estrema destra e mafia in qualche modo si ripresenta anche in Peppino Impastato, in parte nel fatto che il gruppo di Radio Aut a Cinisi aveva ripetute minacce dai fascisti locali, ma soprattutto il dossier scomparso dalla casa di Peppino che coinvolgeva Almirante nella strage di Alcamo e non per ultimo il fatto anomalo dell’omicidio Impastato, ossia si conosce il mandante, ma non gli esecutori e spesso l’estrema destra è stata la mano armata della mafia.
Un ultimo ed importante elemento che accomuna gli omicidi fra di loro, ma anche a tanti altri di quegli anni, è il periodo storico, siamo nel periodo della Strategia delle Tensione, se Fauto, Iaio e Valerio vengono uccisi nelle metropoli di Roma e Milano, Peppino viene ucciso nella periferia siciliana e se un omicidio nelle metropoli, dove la sinistra antagonista in quegli anni è molto presente, non passa inosservato, in periferia si tende a dimenticare e ad occultare.
Impastato, che oggi viene presentato come un eroe antimafia, per più 20 anni, dai più, è stato disegnato come un terrorista che metteva le bombe ai treni perché in preda a crisi depressive, dell’omicidio di Peppino, all’epoca, nessun giornale ufficiale ne parlò, da un lato perché viene ucciso (casualmente o no) nello stesso giorno del ritrovamento del cadavere di Moro e dall’altro perché era un esponente della sinistra antagonista, quella sinistra antagonista che ieri come oggi è considerata il “pericolo terrorista” dello Stato.
Del resto proprio negli anni che vanno dal 78 all’81, lo Stato compie una sterzata repressiva verso la sinistra antagonista, sono gli anni delle leggi per l’adunata sediziosa e del carcere di massima sicurezza creato per i “terroristi” rossi più che per la mafia.
Una volta uscita fuori la verità, ormai nota ai più, sulla morte d’Impastato, non lo si poteva mica far passare come un esponente di quella sinistra radicale, di conseguenza inizia un lavoro di mascheramento della sua vera identità quei stessa media mainstream che per anni l’hanno voluto come un terrorista lo trasformano in “giornalista” o “poeta”, quando Impastato non è mai stato iscritto all’ordine dei giornalisti ed ha scritto al massimo una decina di belle poesie, ma senza nessuna velleità artistica, anzi; oppure il “terrorista” diventa eroe anti-mafia e tutore della legalità, quando Peppino non ha mai parlato di rispetto della legge, ma al massimo di ribellione la quale non la si fa rispettando l’ordine costituito.
Si è arrivati a porre Impastato sullo stesso piano di Falcone e Borsellino. Certo, tutti vittime di mafia, ma sarebbe bello capire cosa intendiamo per mafia?!
Ci sarebbe da comprendere anche che sono periodi diversi, fino agli anni ’70 la mafia non colpisce quasi mai lo Stato, anzi con la parte dello Stato eversivo ci andava a braccetto; lo stesso Tano Badalamenti, mandante dell’omicidio di Peppino, era venerato dal Sindaco di Cinisi; l’inversione di tendenza avviene nel 1982 con l’omicidio del Generale Dalla Chiesa, il quale reduce dalla repressione delle BR viene ucciso dalla mafia e come mai in questo caso lo Stato lo lascia solo? come lascerà soli ed isolati nella loro battaglia, questa volta, per la legalità gente come Falcone, Borsellino e spesso continua a fare?
Peppino Impastato non viene isolato come i giudici antimafia, anzi era circondato dal movimento antagonista siciliano, in una Cinisi che vedeva anche uno dei primi movimenti femministi ed allora Pepino viene ucciso solo perché dava fastidio a Badalamenti? Oppure anche lui rientra nella Strategia della Tensione ed in che modo?
Le ragioni secondo me possono essere due, da un lato la volontà di mostrare come terrorista uno dei maggiori esponenti della sinistra antagonista siciliana, in un periodo di terrorismo rosso, in modo da creare discredito e far perdere quel consenso che si stava creando non solo attorno a Radio Aut, ma anche alle battaglie socio-politiche che a Cinisi si portavano avanti con gli edili, i contadini e contro l’aeroporto, dall’altro un avvertimento ai compagni di Peppino, gli unici che non avevano mai creduto all’attentato-suicidio, una avviso del tipo “se colpiamo lui che proviene da una famiglia mafiosa, possiamo colpire anche voi che non lo siete”
Peppino prima di essere un eroe antimafia, è stato ed è un compagno, un comunista, un rivoluzionario, come lo erano Fauto, Iaio e Valerio.
Allora perché non considerare anche Fausto e Iaio eroi dell’antimafia? Forse perché uccisi in una metropoli che qualcuno vuole disegnare come capitale dell’economia e non della mafia? Per un disegno che da sempre vuole porre la bella Sicilia come terra di mafia ed invece tutto il resto scevro? Quasi che fosse una malattia dei siciliani? O dei calabresi? O del Sud Italia?
Sarebbe utile non dimenticare mai quello che c’è scritto sulla lapide di Impastato al cimitero di Cinisi: “Comunista rivoluzionario ucciso dalla mafia democristiana”, perché Peppino, Fausto, Iaio, Valerio e tanti altri l’avevano già intuito che la mafia è frutto di un sistema economico di cui lo Stato ne è il tutore, di cui l’estrema destra ne è il braccio violento, un analisi che può venire solo da quella sinistra antagonista che lo Stato ha sempre considerato come il “pericolo terrorista alla democrazia” e di cui Peppino era solo un esponente

 

Giulio Bufo