5 la suola delle scarpe

INTERVISTA A DAVIDE BENATI

Intervista pubblicata su Il Parere del 25 marzo 2013.

 

Davide Benati. Nato a Reggio Emilia è stato titolare della cattedra di Anatomia e Pittura all’Accademia Brera di Milano. Oggi insegna Anatomia all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Esordisce con una mostra personale alla Galleria Il Giorno di Milano, nel 1972. Amico di Antonio Tabucchi.

1- Qual è stato il tratto di unione fra il suo canale espressivo artistico – pittorico e quello letterario di Tabucchi? Quali erano, secondo Lei, le coincidenze, e quali, se mai ci fossero state, le differenze di vedute, di stili, di progetti?

Come nella migliore tradizione culturale, gli artisti si sono sempre cercati, guardati, ascoltati.

I linguaggi dell’arte, nel loro specifico, hanno trovato nutrimento e conflitto, arricchimento e conferma nelle diverse soluzioni adottate. Tra me pittore e Antonio scrittore esistevano soprattutto consonanze esistenziali o, se vogliamo, una intesa di fondo sull’atteggiamento da tenere nei confronti del mondo dentro il quale calare il nostro sguardo.

2- Come ricorderebbe l’interesse dimostrato da Tabucchi per il mondo dell’arte e della pittura? Sa dirci se il Professore si sia mai cimentato nella produzione pittorica? Nel 1999 Lei ha esposto alla fondazione Goulbenkian di Lisbona. Era presente Tabucchi?

Antonio era molto curioso e informato delle altre forme d’arte. Aveva una profonda conoscenza dell’arte visiva, del cinema, della fotografia: una delle cose che seguiva in modo rigoroso e inflessibile era per esempio la scelta dell’immagine per la copertina dei suoi libri. Le immagini dovevano avere un’affinità profonda col testo. La mostra del ’99 alla Gulbenkian la volle Antonio per accompagnare il convegno sulla sua opera che si teneva contemporaneamente nella fondazione(Geografia di uno scrittore inquieto).

3- In una intervista apparsa sul Corriere della Sera.it, riguardo Tabucchi, dichiara: «Avevo letto Notturno indiano, lo cercai e diventammo amici».

Io ero appena rientrato da un viaggio in Nepal molto duro( e inquieto). Lessi Notturno indiano e mi colpirono alcune coincidenze con quanto avevo vissuto, emotivamente, in quel mio viaggio ed ebbi un grande desiderio di conoscere personalmente l’autore. Avevo dipinto alcuni taccuini di viaggio all’acquarello con note e riflessioni. Avrei voluto parlarne con lui e mostrarglieli; tramite un amico che lavorava in Feltrinelli, mi misi in contatto con Antonio e ci incontrammo poco tempo dopo nel mio studio a Milano.

4- Ricordo la sua commozione alla giornata dedicata ad Antonio Tabucchi, all’Ambasciata italiana di Lisbona, nel 2012. 

Con Antonio, a partire da quel primo incontro nel mio studio nell’autunno dell’84, ci fu una continua comunicazione  e frequentazione: ci scambiavamo opinioni su tutto e anche, a volte, mutuo soccorso; quindi personalmente la sua scomparsa mi lascia mutilato nel profondo e, in generale, il silenzio che accompagna il venir meno di una delle poche voci CONTRO credo abbia reso ancora più povero questo paese.

5- Nel 1996 nacque dalla vostra collaborazione il Calendario della memoria, una sorta di regalo che Tabucchi volle per la sua Vecchiano; si tratta di dodici quadretti con un acquarello e una prosa, uno per ogni mese; i disegni sono suoi, i testi di Tabucchi. Nella dedica spiegate che “Questo è il nostro calendario che non serve per organizzare il tempo, ma per ricordarlo”.

Quel Calendario fu per noi una “vacanza”: ci siamo concessi una nostalgia, un fuori del tempo, una sosta piena di echi, di ricordi e di malinconie. Poi farne un libro”privato”in poche copie era anche un desiderio di allontanarsi per un po’ dal mercato editoriale, gallerie; insomma quel libro lo abbiamo fatto per i nostri amici.

6- Tabucchi è scomparso a marzo. Nello stesso calendario, per il mese di marzo, si legge: “E intanto il vento marzolino arriva sulla sera, raffredda il limone e il cuore. Ci vorrebbe un colore, per questa sera di marzo, un giallo abbinato al violetto”. Alle stagioni, che scandiscono il tempo, corrispondono i colori, nel segno perpetuo della memoria. Quale significato, per voi, ha avuto e continua ad avere il tempo, il suo scorrere, la sua attitudine al cambiamento, la memoria del tempo stesso?

C’è molto nella risposta precedente: l’artista può accelerare o rallentare il tempo, dilatarlo o comprimerlo e in ultima analisi contribuire a farlo passare meglio.

7- Fernando Pessoa scrisse che “La morte è la curva della strada. Morire è solo non essere visti”. Secondo lei, qual è il miglior modo per vedere Tabucchi oltre quella curva?

Non dimenticare i suoi insegnamenti, non dimenticare il rigore, non dimenticare il suo non perdonare niente al potere, riascoltare la sua voce.

Diego Perucci