INTERVISTA AD ANTONIO MELIS

 

Intervista pubblicata su Il Parere del 24 marzo 2013.

 

Antonio Melis, docente ordinario di Lingue e Letterature ispano – americane presso l’Università degli studi di Siena. Ha pubblicato saggi monografici su Pablo Neruda, Federico García Lorca ed Ernesto Che Guevara. Collega ed amico di Antonio Tabucchi.

 

1-    Come ricorda il vostro primo incontro?

La vera conoscenza di Tabucchi e la profonda amicizia con lui sono legate alla sua venuta nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Siena. Prima di allora, c’erano stati solo degli incontri sporadici, che non avevano permesso di approfondire il rapporto personale.

 

2-    Tabucchi e il tempo, il viaggio; Tabucchi, le ragioni del cuore e gli occhi bene aperti. La vita in Antonio Tabucchi. Se fosse possibile riassumerlo, quali parole utilizzerebbe?

Anche se è difficile e forse arbitrario riassumere una vita in una formula, credo che l’immagine che meglio sintetizza la sua personalità è quella della trasparenza. È una trasparenza che rappresenta il punto di arrivo di un processo di decantazione, nato da un confronto continuo con la realtà, che si fa carico della sua complessità, ma non rinuncia a cercare ostinatamente la sua essenza profonda.

 

3-    L’uomo, l’amico, il collega e l’importanza della sua figura

Nel caso di Tabucchi, è molto difficile separare l’uomo dallo scrittore. In lui c’era una barriera protettiva di timidezza e di riservatezza, che si scioglieva però quando avvertiva intorno a lui la cordialità e l’affetto. A quel punto diventava la persona più disponibile e semplice, secondo una regola che, almeno nella mia esperienza personale, non conosce eccezioni. Le persone veramente grandi, e Antonio lo era certamente, sono anche le più umili e alla mano, mentre il sussiego ieratico è tipico delle mezze calzette e dei palloni gonfiati (che purtroppo sono ben più numerosi).

 

4-    Tabucchi e la politica, l’impegno civile e morale.  L’impegno politico di Tabucchi è una delle manifestazioni più profonde e originali della sua personalità.  Esso, infatti, non rientra nella tipologia tradizionale, legata a una precisa militanza, ma nasce da un’indignazione etica di fronte alla spaventosa involuzione che il nostro paese ha conosciuto e sofferto negli ultimi anni. Su questo scatto, come per molti di noi che per ragioni di lavoro frequentiamo altri paesi, ha inciso certamente anche lo stupore per il nostro degrado che ci rimbalza con stupore dalle parole degli altri.

 

5-  Pancho Pardi, politico italiano, disse: Signora Presidente, un’Aula parlamentare non è il luogo più adatto per discutere di letteratura, ma nel caso della morte di Tabucchi si deve comunque ricordare che egli è stato un autore con una fortissima originalità di scrittura e con una vocazione ad uscire fuori dai confini circoscritti della letteratura italiana. Egli ha svolto un curioso sodalizio con una grande figura di scrittore portoghese – ce l’ha fatto conoscere – e in questa maniera ha come disegnato quasi una figura duale. In un’Aula parlamentare mi sembra però più opportuno ricordare il suo impegno civile e anche direttamente politico. Negli anni contrassegnati dall’anomalia italiana, Tabucchi ha rappresentato una voce inflessibile, critica e durissima nei confronti di una situazione che non si è mai verificata in nessun Paese democratico. Mi riferisco alla salita al vertice del potere politico di un possessore di mezzi di comunicazione.

Mi riconosco completamente nelle parole di Pardi, e non è un caso. Pardi, che tra l’altro è un carissimo amico di vecchia data, anche se purtroppo negli ultimi anni ci siamo persi di vista, rappresenta il volto felice e creativo del Sessantotto, quello autentico, che si è voluto sfigurare negli ultimi anni attraverso un’immagine caricaturale.

 

6- Cosa ha lasciato Tabucchi a Siena e alla sua Università? Esiste un segno tangibile del suo passaggio, secondo lei, nella cultura cittadina?

Nell’Università di Siena la sua presenza e il suo insegnamento vivono attraverso i suoi allievi, attirati da lui come da una calamita. Più complesso è il discorso sul rapporto con la città. Siena non ha una relazione davvero profonda con la propria Università. In trentasei anni di insegnamento nella Facoltà di Lettere e Filosofia ho portato in città decine fra i migliori poeti e narratori ispanoamericani, ma la città non se n’è quasi mai accorta, chiusa nei suoi riti autoreferenziali.

 

7- La memoria del professor Tabucchi.

Credo che il modo migliore di promuovere la memoria di Tabucchi sia quello di leggere la sua opera e di promuoverne la lettura. È in essa che troviamo nella forma più compiuta la sua personalità di scrittore “totale”, sia pure  attraverso un’operazione raffinata di universalizzazione. Allo stesso modo, non dovremo dimenticare ma onorare con i fatti la sua battaglia politica per riscattare il nostro paese dalla notte in cui è sprofondato nell’ultimo ventennio.

 

8- Personalmente, intellettualmente, quali sono stati i vostri punti di contatto e quali, se mai ci fossero stati, di disaccordo o di divergenza?

Devo dire soprattutto che nell’amicizia con Tabucchi è molto più quello che ho ricevuto che quello che ho dato. I punti di incontro sono stati certamente l’amore per la letteratura e la passione civile, ma anche un’altra dimensione, forse meno nota a chi non ha avuto la fortuna di conoscere Antonio da vicino. Mi riferisco al suo gusto, di sapore antico, per la convivialità, per il cibo, il vino, le canzoni, gli scherzi, condivisi nelle riunioni con i nostri studenti, che sono stati uno strumento di formazione altrettanto importante che le lezioni universitarie.

 

Diego Perucci