LA SUSTA

O la tragica percezione di un uomo senza alcuna nozione di psicologia che si crede depresso.

 

Sono un ragazzo con la susta.
Che cos'è la susta? E come cavolo faccio a spiegarlo? La susta è la susta, e quando ce l'hai non hai nemmeno tutta 'sta voglia di spiegare alla gente che cos'è. C'hai la susta e basta. 
Ieri mi si è rotta l'auto,  una vecchia Peugeot 106, verde scuro brillante, interni colorati anni novanta con fantasie coraggiose. Si è rotta la cinghia di trasmissione, una sassata; mi sa faccio prima a buttare la macchina e andarmene in giro con i mezzi. Già perché i mezzi funzionano bene e ti permettono di arrivare per tempo a tutti gli appuntamenti, in ogni dove, come no.
Questa è la susta. Come la sfiga no, diversa, è prendere tutto così come viene, ma sempre controvoglia. Due mesi fa sono diventato zio, mi ha chiamato mia sorella per darmi la lieta notizia. 
Bene!, ho risposto al telefono, senza allargarmi su un che bello o su un come sono felice. Non sono felice, nemmeno triste, sono solo diventato zio.
Questa è la susta.
Eppure non è che la si viva poi bene; la susta ti divora, si beve il tuo caffè la mattina. La susta ce l'hai e te la tieni, ed il volersi sentire diversamente e non potere, ebbene quella li è proprio la susta. Non te la levi, non sei felice, non sei triste, sei solo come vuoto, sfinito, fiaccato. Ti han tolto tutto e anche la voglia, non si ha più voglia di aver voglia. Non si può spiegare, ce l'hai e basta.
E allora la gente se ne va in giro e quando ti incontra per la via ti chiede come stai? Come va? C'ho la susta dico io, tanto che ti frega? Perché non è che ti chiedono come stai in quanto realmente interessati. Potrebbero anche sentirsi rispondere sto una merda è morta mia moglie due secondi fa che di rimbalzo comincerebbero a parlare delle loro infinite e prevedibili avventure. Io bene! Sai ieri sono andata a giocare a tennis e ho incontrato quello li, come si chiama, quello con il Mercedes. Non me ne frega niente ne di te ne del tennis ne del tipo col Mercedes, io c'ho la susta e non mi interessa niente. Non è cinismo, tantomeno nichilismo, è diverso, sfuma in una cosa talmente introspettiva da annullarsi completamente e diventare superficiale. La susta è come un vestito, ti tieni sempre quello, non del tutto grigio, nemmeno blu-grigio. Un grigio indefinibile; ma che colore è quello? Mah, non saprei, sembra grigio ma dentro c'è del blu, e forse anche del violetto. Ve lo dico io, quello è color susta, ed è indelebile.
Quando fa un pochino freddo io ho freddissimo, come iniziano ad allungarsi le giornate ed esce il sole quello violento, io ho caldissimo. Ma non mi lamento, non mi fa voglia, e allora mi lamento dentro. C'hai caldo? Freddo? Mi chiedono, e io rispondo no, che c'ho la susta e tanto basta.
Ho sempre mal di testa, ma di quelli poco sinceri, che rispondo a tutti no mi dispiace ma non posso, ho mal di testa, e così mi evito casini, impegni, preoccupazioni. Che poi come si fa ad avere preoccupazioni se si ha già la susta? Non si può. Non si può proprio.
Ho amici, ma non li chiamo e loro non chiamano me.
I parenti faccio come se non li avessi; alle volte mia madre mi chiama e mi implora di farmi vivo dalla zia Mariangela, o da mio cugino, ma io glisso cambiando discorso. Oppure dico si lo farò e poi non faccio niente e non chiamo mai nessuno. Io non chiamo nessuno perché c'ho la susta.
Saranno due anni che non mi faccio sentire da mia zia o da mio cugino. 
Saranno due anni che c'ho la susta. Non ho interessi, o meglio ne ho ma li trascuro, così come trascuro me stesso, ma è più per far vedere alla gente che mi trascuro perché c'ho la susta, così la gente è portata a dire guarda quello li che barba incolta, che postura annoiata, si vede che c'ha la susta, poverino. E magari gli faccio pena, anche se poi non me ne faccio assolutamente nulla della pena degli altri. Ammetto che la susta ha un qualcosa di narcisistico, da vittimisti quasi, ma poi non c'è un reale mio interesse a ricevere le moine di quelli che hanno pietà per me. C'ho la susta, un po' mi va che la gente se ne accorga, ma non mi piace essere al centro dell'attenzione; è un po' come mi si nota di più se vado alla festa e sto in un angolo con la susta o si nota di più se me ne sto direttamente a casa con la susta? Ecco così, solo che io non mi informo se mi si nota o meno.
Vado a tutte le feste che posso, ma c'ho sempre la susta e allora non mi diverto mai. Parlo con qualcuno che puntualmente annoio a morte, mi bevo due o tre litri di birra da solo, dico ciao al vento perché lo faccio sempre nei momenti delle feste nei quali qualunque cosa urli nessuno può sentirti, per via della musica ad alto volume, e me ne vado via in preda ad una stanchezza totalizzante. Poi arrivo a casa e mi attacco al computer. Sto su facebook per due ore, e alla fine vado a dormire alla stessa ora in cui vanno a dormire quelli che sono andati alla festa. Passo spesso pomeriggi interi a levare le tag a mio nome dalle foto delle varie feste.
Sto in pigiama quando posso, cioè sempre, visto che non studio, non lavoro e mi mantengo grazie all'eredità del mio caro nonno, prematuramente scomparso cinque anni orsono all'età di novantasei anni. Non so cucinare, nemmeno mi so fare un uovo. Mangio prevalentemente panini, e a volte viene a casa mia madre con delle cose fatte da lei che io devo solo mettere in forno, ma spesso c'ho la susta e mi passa la voglia di fare anche solo questa semplice operazione, quindi lascio marcire le cose che sono ancora nei tapperware, fino a che mia madre non torna e non butta via tutto nel cestino bestemmiando e urlandomi contro che non c'ho la voglia di fare un cazzo. Io sto muto, perché la voglia non ce l'ho nemmeno per ribattere mamma vedi che non è che non c'ho voglia di fare un cazzo, è che c'ho la susta.

Mi piacciono praticamente tutte le serie tv che sono esistite; in realtà non è che proprio mi piacciono, però me le guardo. Inizialmente le seguo alla tv, fino almeno alla seconda o terza puntata, poi comincio a spararmele tutte in streaming nell'arco di una settimana. Poi mi rompo del tutto le palle e mi leggo gli spoiler che faccio prima.
Che poi che me ne frega, sono tutte uguali, tant'è che se qualcuno mi dice l'hai vista l'ultima puntata di questo e quello?, io rispondo a monosillabi che si, probabile, dato che le ho viste tutte, e quella serie finisce così e così, e questi restano li impalati con la faccia di chi non sa bene se mandarti a fanculo oppure scappare in lacrime. Gli attori non li apprezzo particolarmente, a me sembrano tutti abbastanza scarsi, i film nemmeno mi piacciono. Mi vedo quelli in tv, ma è perché sono semplicemente seduto li sul divano con il telecomando in mano, ed è come se ci fossi capitato per caso. Mica l'ho scelto: adesso vado di la e accendo la televisione per vedermi questo film. No, non è mica così. Infatti poi va a finire che mi vedo praticamente qualsiasi cosa, dalla Maria e i suoi amici, al tg24 fino a quando non è giorno. Guardo tutto indistintamente. Non guardo Blob, tutti mi chiedono se me lo sono mai visto, ma a quell'ora c'è la ragazza del palazzo di fronte che sculetta davanti all'armadio per vestirsi e andare a lavoro. Non so che lavoro sia, probabile un ristorante o un locale, non l'ho mai vista in giro. Mi sembra abbastanza carina, ma mica c'ho voglia di parlarle, visto che sicuro come tutte quante le altre non fa altro che parlare e parlare e parlare, bla bla, e no, mica c'ho lo sbatti. C'ho la susta.
Non ho un lavoro; un po' perché c'ho 'sta storia dell'eredità di nonno, un po' anche perché ci sta la crisi e che lo cerco a fare allora uno sgobbo? Questa crisi, mi sembra come la susta che c'ho io, che alla fine è una scusa. Si perché io almeno lo ammetto, la susta è una scusa, ma mica posso farci niente, visto che ce l'ho, e non te la levi. Come scusa è una condanna, come se un giorno, che so io, alle elementari, mia madre mi avesse detto devi fare i compiti, i disegnini e quant'altro, e come se io per la prima volta nella mia vita avessi risposto no mamma c'ho la susta, non posso. E da li fregato. C'ho la susta da quel momento. Che poi no, ce l'ho davvero da soli due anni, però è come se fosse sempre stata con me, nelle domeniche con i gelati sul lungolago, o al parco nelle sfide di pallone, o all'asilo, o dai nonni parcheggiato il lunedì che mamma lavorava.
Che poi vai a sapere che cosa è successo due anni fa.
Forse può essere stata quella ragazza, Martina. O forse Grazia. 
Si, Graziella e Graziealcazzo proprio.
Una vera stronza, noiosa poi, che aveva sempre 'sta fregola di fare questo, fare quello, andare di li, andare di la, mai ferma. Mai una domenica pomeriggio che le andava di starsene nel letto nudi a fare niente per un giorno intero. C'aveva sempre 'sta cosa di muoversi, di brigare, di fare le gite al mare, in montagna, in cazzo di paesini sperduti mai sentiti, che poi che ci sarà mai da vedere in 'sti gomitoli polverosi di quattro case e venti anime a dir tanto, e io invece no, già c'avevo la susta; perciò la lasciai, perché era troppo agitata, anche se poi lei ha sempre detto in giro che in realtà non ero stato io a lasciare lei, ma che lei aveva lasciato me, perché dice ero troppo scazzato, sempre. 
E ci credo. Però delle dicerie non mi interesso. Mi sfastidiano, quello si, ma mica me ne frega qualcosa per davvero, io lascio che quelli dicano, lascio che pensino, che credano, tanto poi che mi frega, sono tutti dei cazzari. Tutta 'sta gente che si affanna, che corre di qua e di là, che posta, scatta, commenta in continuo. Io non commento, non posto, non scatto fotografie. Mai. Non voglio mi si dica sai ho visto la tua foto o il tuo post che ho visto che sei stato li in quella città a fare quella cosa a vedere quella mostra, e poi si credono che se sono stato a una mostra allora per forza mi deve essere piaciuta, e io mica c'ho tutto 'sto tempo e tutta 'sta voglia di spiegargli che no, ci sono finito quasi per caso, così come mi ritrovo con il telecomando in mano, questa città non mi piace e di questa mostra proprio non me ne può fregar di meno. Essere social è stupido, farsi vedere che si è stati dappertutto e che tutto ci è piaciuto. Ho letto questo, ho visto questo film, questo concerto, ho comprato questo cd e mi piace un frego! Ma chissenefregadisticazzituapecorachenonseialtro. Io non posto, mai. Però sto sempre la sopra a farmi i cazzi degli altri, quello si, perché comunque la susta è una cosa che ti spinge sempre a spiare le altre persone, a fare paragoni, a misurare gli altri fra loro: quello è più stupido, quell'altro è proprio sotto, cose così. Preferisco di gran lunga giudicare le persone in base alle loro stronzate su facebook o su twitter, piuttosto che misurarmi realmente sul campo. Mica c'ho voglia. Io c'ho già la susta, altri sbatti no grazie.

Certe volte credo di avere la disposofobia. Accumulo il de ogni, mi circondo di tutto quello che varca la soglia di casa senza selezionare e buttare quello che non serve. Io tengo tutto, ma non perché penso che un giorno possa servirmi, ma perché non ho voglia di fare le cosiddette pulizie di primavera, di spendere un giorno intero a selezionare, decidere, insacchettare e inscatolare. Non ho voglia, faccio prima a lasciare tutto li dov'è e ad accogliere quello che viene. Possiedo centinaia di riviste, di fumetti, di libri che non ho mai letto e mai leggerò; centinaia di barattoli, che una volta contenevano marmellate, maionese, sottaceti vari; migliaia di pacchetti di tabacco finito.
Tengo tutto, anche i quotidiani che mio padre ogni tanto mi porta a casa dopo averli letti. Ce n'è uno che risale all'insediamento del governo Craxi, datato quattro agosto millenovecentottantatre, che io ancora non ero nato, e chissà come ci è arrivato fino a qui. Ho ancora anche tutte le riviste di moda che si leggeva Grazia, quella scema, e se ne stanno li nell'anticamera del bagno. Io chiaramente non le leggo, non so che farmene, però non le butto via, restano li, stanno. 
In casa mia ci sono degli enormi gatti di polvere, un ecosistema privato per il quale non mi disturbo, non alzo mai un dito; certe volte è mia madre che viene a casa, si mette a pulire tutto quanto e mi bestemmia dietro non fai un cazzo! Non pulisci mai niente, nemmeno il minimo sforzo, mai! E se ne va mezz'ora dopo sconfitta, ma con la coscienza a posto per avermi migliorato il tenore di vita di un punticino. Almeno, pensa, non dormirò con la faccia nel posacenere. 
Vi potrà sembrare assurdo, ma io in realtà ci tengo a me stesso, ed è per questo che soffro e c'ho la susta; una specie di sofferenza, soffice, che non si riconosce subito, un dolore distribuito, un po' vagheggiato. La susta funziona come un esca per quelli che hanno il coraggio di starmi attorno; pur di vedermi sorridere convinto almeno per una volta si strapperebbero i capelli, si rovinerebbero la vita, per pormi in condizioni di non potermi lamentare di niente. 
E io invece mi lamento comunque, perché c'ho la susta, e lamentarsi è come un lavoro al quale mi dedico con passione. Passione no magari, quella no, con dedizione, con fredda e calcolata dedizione.

Ora che non ho più un'automobile funzionante mi sono praticamente tumulato in casa.
Non esco più nemmeno per andare a guardare i lavori in corso, cosa che era in grado di farmi stare un pochino meglio, data la evidente ironia di una persona giovane, sotto i quaranta perlomeno, che se ne sta li a chiacchierare con i vecchi della zona, le braccia unite dietro la schiena, a chiedersi chissà che stanno a fare questi qui, o chissà a che punto sono 'sti lavori. 
Esco solamente per andare alle feste, tutte le feste a cui mi invitano e anche quelle a cui non sono stato invitato. Ci vado e mi godo la mia susta, mentre tutti ridono e dicono cose stupide e si ridono di nuovo addosso, si toccano, ballano e scherzano e poi ridono ancora e ancora, e che cazzo c'avranno da ridere sempre. Mi sento superiore, io non rido così a vuoto, io non rido proprio. Mi sembra da stupidi mostrare i denti per qualsiasi cosa ti viene detta, cose di circostanza, stupidaggini che normalmente non interessano, ma che ad una festa diventano improvvisamente degli scoop imprevisti e sui quali ci sta una risata in più. Oggi sono stato al mercato e una signora anziana mi è venuta incontro salutandomi, che pensava fossi suo nipote, ma invece no! Dice uno con una birra in mano, e tutti giù a ridere. Ma che cazzo ci sarà da ridere di questa povera donna che non capisce più niente o che non ci vede, e che è costretta a schiantarsi col mondo frenetico, un mondo che non riconosce più come il suo. 
Ma che vi ridete? Io me ne sto li e mi tengo la susta, attaccato al muro, che quasi lo reggo, e sto li come per empatia verso tutte le vecchine del pianeta che scambiano giovanotti qualsiasi per nipoti, rendendo evidente la loro inadeguatezza a questo mondo. Soffro anche per loro. Ma poi in fondo che mi frega, c'ho la susta e penso a me, a me soltanto. Credo di avere la susta proprio perché c'ho la susta, non ci sono altre ragioni. Come se uno si chiede ma è nato prima l'uovo o la gallina? Sono nato con la susta, io. E che ci posso fare?
La susta è colpa del mondo, di questo mondo malato e crudele, di questo vortice, di questa spirale, e forse è la susta che è proprio la colpa del mondo. La Susta come la mela del giardino dell'Eden, e mica che è colpa mia, il peccato originale, è colpa di quei due, dell'uomo in genere, quindi se ne stessero tutti bonini e non mi rompessero le palle in continuazione che c'ho la susta e non mi va di fare niente e non rido manco a pregare.
Pregare, a volte prego, ma mica Dio, che quello non esiste. Prego la Susta, che se ne vada, che mi lasci in pace a vivere come tutti quanti e… e poi mi rompo subito, smetto di pregare, slego le dita da quella morsa che le unisce nella superstizione e nell'ignoranza e mi tengo la susta.

 

Diego Perucci