La zattera di pietra


Mi muovo e si muove la terra. Mi muovo e si muovono Chiara, Laura, Francesco, Andrea, Charlie e nonna Giovanna. Mi muovo mentre sono seduta sul treno che viaggiando, fiacco, si muove.
Percepisco questo turbinio di movimenti e mi confondo, ulteriormente, nel mio caos a cui da tempo ho smesso di voler mettere ordine. E' l'inizio. E cinque personaggi, un filo di lana azzurro, le sere stanche, le stragi nel Mediterraneo, il caldo e la crisi della Grecia sembrano non avere molto a che fare l'uno con l'altro. 
Ma proviamo a fare ordine. Sì, avete ragione, ho appena detto che mi ero rassegnata e che  pensavo di averlo accettato ormai, speravo di aver imparato a conviverci, con il mio caos. Ma poi arriva il momento in cui nella confusione le cose si collegano, a volte per coincidenza, a volte, chissà, per destino.
Ecco, proprio le coincidenze. Intanto precisiamo che i personaggi sono sei, o forse sette, perché il cane va considerato anche lui uno dei protagonisti, è buffo come a volte cerchiamo di riempire i silenzi dando vita a gesti e parole di effimero senso mentre invece chi non è dotato delle parole e dell'intelletto umano possa comunque cambiare la vita, il destino di qualcun altro. E il settimo è arrivato tardi ma aveva incontrato i due uomini prima del resto della compagnia. E anche se è entrato tardi a far parte della narrazione chi ci dice che il suo contributo sia minore rispetto a quello degli altri? Possiamo considerare il tempo come unico parametro nello stabilire una fittizia gerarchia di importanza dei personaggi?
È una serie di coincidenze a far incontrare i tre uomini dei cinque personaggi. Ognuno di loro ha vissuto un'esperienza che ha dello straordinario. E potremmo pensare che questo avere a che fare con l'eccezionale abbia creato una sorta di aurea che attira, come una calamita Joana Carda, munita di un bastone di olmo che per un momento si è trasformato in bacchetta magica. Sarà poi il cane, proprio quello che è stato ingiustamente aggiunto soltanto dopo nei personaggi che nel frattempo, quindi, sono diventati sei, a condurre i quattro alla matassa del filo azzurro, a nord, su una Due Cavalli, verso la Galizia, fino ad arrivare a casa dell'altra donna, l'ultimo dei personaggi senza considerare il cane. 
Tutti i nostri personaggi hanno una sensibilità particolare, diversamente dagli altri abitanti della Penisola Iberica hanno percepito un segnale. Qualcosa di metafisico, di cui non potremmo mai conoscere forma e sostanza, deve essersi messo in contatto con loro, e ha reso quel loro attimo indimenticabile nella sua assurdità. In quel preciso istante José Anaiço vede il cielo intorno a lui riempirsi di storni e lui è consapevole che sono arrivati per lui, Joaquim Sassa trova la forza di lanciare una pietra di cinque chili in acqua vedendola rimbalzare più volte, Pedro Orce e il cane Costante cominciano a sentir tremare la terra. Joana Carda  traccia un cerchio tutt'intorno a sé con la sua bacchetta d'olmo e il cerchio resta indelebile sulla sabbia anche dopo pioggia e vento, Maria Guavaira trova in casa una nuvola di lana azzurra che riempie mezza stanza. In quel preciso istante a Cerbère, sui Pirenei orientali,si forma una frattura lungo la catena montuosa e la penisola iberica si stacca dal resto dell'Europa e comincia a spostarsi verso occidente, a navigare con Il Portogallo a prua, verso l'oceano, come una zattera di pietra. I personaggi viaggiano mentre viaggia la terra su cui poggiano i piedi, ancora una volta un viaggio nel viaggio.
L'Europa che si sfalda e che si fa rincorrere. Il libro di Saramago, edito nel 1986, è risultato di un'attualità sorprendente nelle mie sere stanche. A un capitolo, a un pezzo del viaggio che compiono i protagonisti in lungo e in largo nella penisola (o forse dovremmo ormai chiamarla isola) si sono alternate notizie prese qua e là da internet, dalla tv, dai giornali. La Grecia si sta staccando dal resto dell'Europa. No, aspetta un attimo, non erano la Spagna e il Portogallo che si erano staccati e stavano vagando nell'oceano verso altre terre? Perfetto, la Grecia è ancora ferma, chissà che fatica riuscire a coordinare lo spostamento delle innumerevoli isole e quello della parte continentale. È ferma fisicamente, ma sarebbe riduttivo definire movimento quel turbinio che la agita dall'interno. Il debito della Grecia è troppo alto, senza nessun segnale premonitore, senza nessun evento eccezionale, è alle prese con un aut aut: dovrà pagare o staccarsi dal resto dell'Europa. A deciderlo nazioni ben più ricche in questo momento, prive di empatia e di efficace capacità di gestione, con una memoria abbastanza corta da non considerare i tempi passati in cui le loro difficoltà furono risolte grazie all'aiuto delle altre nazioni vicine. Un referendum, un primo ministro stanco di obbedire ai potenti, un altro ministro, quello degli esteri, che non accetta le condizioni della Troika, bastano a creare del movimento, ci manca soltanto di determinare in quale direzione questo movimento si stia dirigendo.
La Grecia dà cenni di allontanamento mentre per altri è meta finale, chimera sempre più difficile da raggiungere. Uomini, come noi, che sacrificano risparmi di una vita pur di raggiungere l'Europa, terra che attraverso le proprie immagini proiettate promette, ma non sempre mantiene. Un altro viaggio, ben più difficile e ricco di insidie rispetto a quello dei nostri personaggi, che comunque devono risolvere una serie di situazioni intricate che non possono non manifestarsi in un qualsiasi viaggio. 
Sono loro i viaggiatori che attraversano il deserto a bordo di camioncini distrutti, ammassati, mettono in un angolo la loro dignità e cominciano a pregare di arrivare vivi almeno fino alla costa: da lì si imbarcheranno su pescherecci marci che ad ogni corpo che vi salirà sentiranno inclinarsi, rompersi, spezzarsi, i legni vecchi che li costituiscono. Intorno a loro la parte  malvagia della società contemporanea. Non quella ipocrita che in silenzio rinuncia alla propria capacità critica e alla propria intelligenza e abbocca alla condanna del capro espiatorio, quella che è più facile dare la colpa agli altri pur di ammettere che la colpa è anche nostra, non questa parte che è troppo vigliacca per poter agire in qualche modo, ma quella si attiva pur di guadagnare sulle disgrazie altrui, che specula e gode nel vedere e nel creare morte e disperazione. Questa la parte guasta delle nostre e delle loro genti, non siamo poi così diversi.
Le frontiere bloccano, in una logica tutta loro, lo spostamento di genti non europee. Bloccano il movimento e bloccano anche me, immobile a osservare una Grecia che si ribella a leggi stabilite e approvate dai ricchi che solo la propria ricchezza vogliono alimentare, immobile a osservare corpi senza vita galleggiare nel nostro Mediterraneo. Chissà se l'indignazione qualcosa possa contro l'ignoranza di chi è contento nell'osservare queste immagini. 

 

 

Sara Naldi