Largo do Pelourinho

Jorge Amado, Sudore.

Nel 1928 Jorge Amado aveva sedici anni e prendeva appunti carta e penna in Largo do Pelourinho, a São Salvador da Bahia de Todos os Santos, nome esteso della città di Salvador, dove abitava.

Nel 1928, nella rua Pelourinho si apriva il numero 68, edificio arrangiato di centosedici locali e seicento persone circa, bocca di un inferno intimo ma collettivo, occhio profondo dell’amorale sistema umano, che vede, insiste sui particolari crudi di questo nugulo di vite, ne registra le colpe e le virtù. Amado affronta il vortice nel quale vive e svela la sua forza, ne sviscera i meccanismi, compie un viaggio al centro di un infame universo e ne intaglia il percorso, la via del risveglio dopo un lungo letargo. Nelle sue pagine gli uomini si muovono secondo persorsi scavati nel fondo dell’istinto umano; riemergono in superficie i poveri diavoli di Amado, irridono alla loro stessa sorte crudele e si scrollano le spalle, in una unica massa unita e pronta a tutto, perchè il popolo è più forte della miseria.

Fra il buffo quotidiano e la smorfia dell’ingiustizia, uomini e topi ballano e si dimenano assieme, sullo stesso pianerottolo; seguono un ironico destino, scoprono dei libri e si lasciano insegnare, riscontrano sulla loro pelle il peso delle parole lette, prendono coscienza del loro spessore e si ridestano dal torpore.

Diego Perucci.