Le lucciole elettroniche

«What we see and what we seem are but a dream, a dream within a dream.» (Miranda)

 

Cos'è il fascismo se non uno schermo, un velo di Maya posto davanti ai nostri occhi per nasconderci la vista di ciò che ci circonda? Pensateci un attimo: che cosa hanno in comune tutti i fascismi, tutte le dittature e tutti i regimi, sia quelli palesi che quelli velati e quelli culturali? La menzogna. Meglio, la copertura. Pensate a una ragazza che si sveglia una mattina di primavera, apre gli occhi, si avvicina alla finestra e la spalanca sulla campagna sconfinata. Vede alberi, prati verdi, il cielo azzurro, fiori e campanili in lontananza. La ragazza vede il mondo per come esso è realmente, per lo meno con gli occhi imperfetti di un essere umano: niente si frappone fra lei e la vista del paesaggio circostante. Ora erigete, mattone dopo mattone, un muro imponente davanti alla finestra, e scrivete sul muro uno slogan qualsiasi: “Gli ebrei sono esseri diabolici”, “La Patria è al di sopra di tutto”, “Il comunismo il migliore dei mondi possibili”, o anche “Dio ti giudicherà alla fine dei tempi”, “I politici sono tutti ladri”, “Guarda la televisione” o “I soldi sono l'unica cosa che conta”. Quel muro è il fascismo: menzogna, non perché in se stessa, ma perché inculca nella ragazza idee e convinzioni che lei, per natura, non credeva di avere: la cambia, le nasconde il mondo per come è e le innesta nella mente un altro mondo, falso perché proveniente dall'esterno, menzognero perché inculcato e non esperito in modo naturale. Un altro mondo, una riproduzione parziale di quello reale, e per questo FALSO.

Ciò che hanno fatto i vari fascismi politici, nella recente storia del nostro Paese come in quella di qualsiasi altra nazione del pianeta, è esattamente questo: mentire. Il resto, la violenza come la limitazione delle libertà o i reati di opinione, sono semplicemente un corollario, conseguenze necessarie.

Il fascismo “nero”, quello storico, ci ha cullato nell'idea di appartenere a una razza superiore, erede dei fasti dell'Impero romano, proiettandoci in un futuro di spazi di conquista e di armonia naturale, in un mondo fatto di muscoli e ardori maschili, ammantato di marmi bianchi e tricolori sventolanti. Quel fascismo ha fallito. Il fascismo “bianco”, quello democristiano, ci ha messo al volante di una Cinquecento color “carta da zucchero”, ci ha insegnato a leggere e a scrivere e ci ha lasciato credere che tutto sarebbe andato per il meglio, che nonostante le truffe e gli inganni, nonostante la Mafia e il Vajont, la vita sarebbe stata facile, equo canone, vacanze in riviera e Gazzetta sotto braccio. Quel fascismo ha fallito. Il fascismo “rosso”, quello comunista, ci ha insegnato che non esiste altro Dio all'infuori del PARTITO e ci ha illuso con il mito del lavoro e dello storicismo, bollando come fascismo “nero” tutto ciò che era altro da sé e come “reazionari” tutti coloro che semplicemente non credevano nella lotta di classe, nascondendosi in una mastodontica, ipocrita e fastidiosa bolla di superiorità morale. Quel fascismo ha fallito. Il fascismo “azzurro”, quello berlusconiano, è stato un disaster movie hollywoodiano di seconda fascia: pessimi attori, sceneggiatura inconsistente, una minaccia non meglio identificata da cui proteggersi, molte promesse e troppi slogan, qualche stucchevole storia d'amore e l'eroe di turno, bello e simpatico, ammirato dalle donne e invidiato dagli uomini: un film imbecille da guardare in seconda serata, per alleggerire la mente prima di andare a dormire. Quel fascismo ha fallito. Il fascismo “giallo”, quello grillino, ha fallito nel momento stesso in cui si è rivelato come fascismo, con le sue minacce sgrammaticate e le sue manie di persecuzione. Di fascismi, in Italia, ce ne sono sempre stati, sempre ce ne saranno, e nel momento stesso in cui questo articoletto sta venendo alla luce, da qualche parte lungo lo Stivale, alla periferia di una grande città del Nord o in un paesino agricolo della Calabria, un nuovo fascismo sta nascendo: se sarà verde, grigio, viola, amaranto o rosso pompeiano, toccherà alla Storia giudicarlo. Il fascismo politico in Italia è ineliminabile, ma facilmente riconoscibile: è sotto gli occhi di tutti,  si mostra al sole del pomeriggio e si bulla della sua arroganza, lasciando i passanti indifferenti (forse perché avvezzi, dopo secoli di repetita, a tale forma politica). Il fascismo può anche essere, tuttavia, non politico, o meglio, può trovarsi a lato della politica: è il fascismo notturno, lunare, quello buio dei sogni tormentati, il più pericoloso: è il fascismo che si insinua negli anfratti sporchi della cultura e ne infetta le radici. Il nuovo e potente fascismo, quello che porterà a termine il progetto di schiavitù che noi stessi abbiamo contribuito a elaborare, va di pari passo con la ricomparsa delle lucciole, anche se si tratta di lucciole un po' particolari. Questi nuovi insetti sono molto diversi da quelli scomparsi al tempo dei nostri nonni, eppure, come i loro antichi parenti a sei zampe, hanno il pregio di segnare, con la loro presenza o assenza, il cambiamento dei tempi. 

Le lucciole sono ricomparse, ma sotto una nuova forma, elettronica e impalpabile: le lucciole attuali sono i cinguettii e i profili dei social network, le foto delle vacanze e dei piatti etnici condivise in tempo reale, i tristissimi “si trova qui con Tizio e Caio”, la condivisione portata alle sue estreme conseguenze: il vuoto e l'insignificanza. Ce ne stiamo accorgendo oggi, dopo anni di lento declino, ora che tutto è irrimediabilmente perduto.

Cos'è questo se non IL fascismo più puro, quello che ci nega il diritto, in quanto esseri umani, di percepire la realtà con i nostri occhi e di cercare la nostra personalissima Verità nel modo che più ci aggrada, senza condizionamenti esterni? Il fascismo elettronico ci condanna a perdere ciò che di più prezioso possediamo: il diritto alla solitudine, la solitudine sana e vera dello “starsene per i fatti propri” e del vivere nel mondo come vogliamo e come desideriamo, il diritto di goderci la vita senza schermi, in santa pace. Le lucciole elettroniche di oggi hanno fatto la loro comparsa lentamente, forse all'inizio degli anni '80, e senza che ce ne potessimo accorgere, ci hanno fagocitato, gettandoci in un mondo in cui la realtà esiste solo se riprodotta. Il muro finale, quello più difficile da abbattere, perché invisibile. Non vediamo più il mondo, lo condividiamo. Peggio ancora, lo condividiamo come se fosse un elemento, dimenticandoci che il mondo non è una cosa da condividere, ma da vivere, in compagnia come in solitudine. La vista delle cose ci è stata prima offuscata, poi distorta, infine riprodotta artificialmente attraverso uno schermo culturale e psicologico impossibile da distruggere, se non uscendo dal sistema stesso e auto-esiliandosi nelle vaste pianure dell'eremitaggio, il che richiederebbe uno sforzo mentale estremo che non tutti si possono permettere. Gli eventi, così come le sensazioni e i sentimenti, vengono sempre più spesso esperite attraverso qualcosa, e non più nella loro cruda natura di faccende umane. Un'enorme barriera, fatta di relazioni fittizie e puerili scambi di opinioni, è stata edificata nel giro di pochi anni, e ora, come schiavi ubriachi, ridiamo della nostra assurda condizione, maledicendo la pioggia e il governo dalla nostra gabbia interattiva. La completa realizzazione del Fascismo, quello vero, non politico, puro, ancestrale, quello rappresentato dal muro tra il singolo e il mondo che lo circonda, sta per compiersi, e ce ne accorgeremo troppo tardi, quando anche le ultime lucciole elettroniche avranno divorato la nostra mente e inaridito i nostri cuori. La perfezione e la diabolicità del fascismo elettronico è la sua totale inconsistenza, la sua assenza di slogan: c'è solo il muro, vuoto e grigio, sul quale si affacciano le finestre di ciascuno di noi. Non c'è nessun messaggio perché il messaggio rivelerebbe l'inganno. Solo il nulla, il nulla senza fine. C'è un modo per uscire da questa dittatura? No, non c'è, se non rinnegando tutto e proiettandosi in un'altra dimensione, che sia a-sociale, post-sociale o addirittura pre-sociale.

Miranda, la protagonista del romanzo di Joan Lindsay, Picnic at Hanging Rock, lo sapeva bene: la bionda adolescente australiana ha squarciato il velo di Maya, ha guardato il mondo negli occhi, lo ha percepito per ciò che realmente è, per ciò che rappresenta, e ha deciso di andarsene, lasciando a noi l'inutile compito di lottare per una libertà che non raggiungeremo mai. Miranda ha sconfitto il fascismo nell'unico modo in cui è possibile sconfiggerlo: abbattendo il muro con la forza dell'individualità estrema, con il piccone stirneriano dell'Io assoluto. 

 

Ora esci e vai a farti una passeggiata, senza dirlo a nessuno. Prendi la prima strada che ti salta in mente e procedi per un paio d'ore verso nord. Ti troverai a un bivio. Svoltando a destra troverai sotto una quercia millenaria un muretto di pietra lavica, su cui dorme un gatto tigrato dagli occhi gialli. Accarezza il gatto, fallo scendere delicatamente sul prato e comincia a picconare il muretto. Vedrai qualcosa.

 

Luca Perucci.