NÃO SOU NADA. NUNCA SEREI NADA.

Gli ultimi tre giorni di novembre sono anche gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa.
Una vita per niente sorprendente, con poca gente, al contrario dei suoi testi, tanto profondi da smuovere in tumulto gli spaventosi abissi dell'Oceano, tanto ricolmi di personalità da essere affollati; Fernando Pessoa conduce una vita priva di scossoni, senza praticamente spostarsi mai dalla sua città. Una vita sul filo del molo, fra ufficio, pensioni e ristoranti, nella nebbia che sale dalla distesa di onde o  nella luce piena del sole, esplosa sulle case bianche di Lisbona.
Gli ultimi tre giorni di novembre sono gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa, giorni di visita, un eteronimo per volta,per chiudere i conti con più di una vita. Chiede gli occhiali per poter vedere meglio e scrive l'ultima frase, dove disarma con una constatazione che è più un dubbio.
I know not what tomorrow will bring. 
Pessoa non è niente, non può essere niente, il suo nome lo incastra, lo ripiega nell'anonimato dell'essere una persona fra tante, uma pessoa, e forse come tutti trattiene una moltitudine di sogni.

« Não sou nada.
Nunca serei nada.
Não posso querer ser nada.
À parte isso, tenho em mim todos os sonhos do mundo. »

 Fernando Pessoa, "Tabacaria"

 

Diego Perucci