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PAOLO BARBARESI

Ha studiato presso: quella della vita, precedentemente: quella della strada.

 

 

Il tuo rapporto con la fotografia stenopeica.

Mi sono avvicinato alla fotografia stenopeica per curiosità e voglia di sperimentare, perché scattando in digitale avevo perso la voglia di fotografare, trovavo piatto ed insignificante tutto ciò che facevo, con questo non voglio dire che ho appeso il digitale al chiodo, ma in questo momento trovo più gratificazione e ispirazione attraverso un piccolo foro e nell’analogico in generale, il fatto poi di costruire la scatola, scattare, per poi andare in camera oscura, è stato come rinascere.

Che rapporto hanno le tue immagini col tempo?

Hanno un rapporto fondamentale. Il tempo inteso come lunga esposizione è determinante per l’immagine e ovviamente per la composizione, inoltre il tempo a cui sono più affezionato, quello che dedico alla fotografia, lo spendo bene. 

La fotografia oggi.

Diciamo che la fotografia moderna, ovvero quella digitale, ha portato benefici incredibili: il rivedere subito l’immagine, la possibilità di cambiare iso quando vuoi, la gestione rapida dell’immagine in fase di scatto, la post produzione, l’invio delle immagini a testate o magazine in tempo reale, ecc. ecc. Questo ha reso la fotografia universale. Ma per quanto mi riguarda, ha fatto perdere lo straordinario dono poetico, il rapportarsi intimamente con il soggetto, il pathos dell’attesa e dello sviluppo. Questo, giusto o non giusto, è il mio pensiero. Non voglio alimentare polemiche, è solo la consapevolezza mia personale, che il mio ritorno all’analogico mi ha ridato il sorriso e la voglia di fotografare, tutto qua.

 

Contatto Facebook: Paolo Barbaresi

 

Adriano Benocci