Para nascer, Portugal; para morrer, o mundo.

Amico caro,

se non ricordo male ci sono almeno un paio d’ore di fuso tra l’Italia e il Portogallo, quindi tra la mia stanza, da dove ti sto scrivendo, e la tua casa a Lisbona, dove da anni hai deciso di andare a vivere, corre una differenza temporale che ci rende ancora più distanti, se possibile.
Qui le giornate migliorano ogni giorno di più, è Primavera, ed è davvero uno strazio non potersi dedicare al mare e alla lettura, come invece qualcosa in fondo alla coscienza suggerisce fortemente di fare. Immagino tu sia più testardo di me e che non rinunci a piacevoli passeggiate lungo le stradine che costeggiano il Tago. Quasi ti vedo, coi tuoi occhialini tondi, giornale e libro sottobraccio- naturalmente Pessoa, passeggiare col sole tiepido del tramonto mentre i gabbiani si poggiano lungo i moli, senza alcun timore.
Sono passati quasi due anni da quando ho lasciato Lisbona. Sì, è vero, sono stato lì solo una settimana ma il mio non è stato un semplice ritorno a casa, ma una partenza dal sapore prossimo all’addio. E non sto qui a spiegarti per quale motivo abbia sentito questa dolorosa lontananza, questo distacco esagerato, non posso spiegarlo proprio a te che di queste mancanze hai raccolto il senso, condensandolo nei tuoi racconti, dopo averlo preso in prestito da colui il quale siede ancora alla Brasileira.
Mi giungono voci, proprio ora mentre ti sto scrivendo, di una tua silenziosa dipartita. A cosa devo credere? Solo qualche giorno fa mi trovavo a Milano e curiosando tra gli scaffali di una libreria di testi usati ho trovato la prima edizione di una fra le tue opere che più ho amato, “Si sta facendo sempre più tardi”. L’ho portato a casa come fosse un cimelio. Lo custodisco in maniera gelosa, dovresti vedermi. A proposito, sarei curioso di vedere io la tua libreria personale, lì a Lisbona, sarei curioso di vedere casa tua col suo bel giardino e il suo terrazzo. Che poi non so neanche dove abiti ma son sicuro che con le guide e con le cartine della città che mi ha regalato Elena prima che partissi per il Portogallo saprei trovarti sicuramente.
Ecco, stiamo passeggiando lungo la Baixa, vedo che procediamo lentamente verso il quartiere Chado, sediamo accanto alla statua di Pessoa e prendiamo un caffè lungo e carico di sogni. Come il sogno in cui sei andato a nasconderti adesso, amico mio.
Mi giungono voci di una tua dipartita ma io non ci credo. Posso non crederci. Posso saperti felice adesso che percorri l’alone di sentimenti indefiniti e di desideri passati e futuri dei quali abbiamo tanto parlato.
Ti lascio una promessa, e sai che sono una persona che mantiene la parola data.
Aspettami lì, a Lisbona. Fra qualche tempo ti verrò a trovare.

Ad Antonio, con nostalgia.
Giovanni Denaro.
26/03/2012