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RENZO E LUCIA

Era la mattina di natale. Stigliano aveva un profilo incerto nella nebbia, era freddo e tutto bianco.

Si svegliò presto Marì, voleva andare a trovare Rosa, sua sorella, era stata operata ai polmoni il giorno prima e i dottori avevano detto che l’operazione era andata bene ma che non era stabile; lei aveva già rischiato più volte, la sua vita era, come dire, fugace, e dicevano che non poteva piangere e nemmeno ridere e che quel giorno respirava a stento.

Marì scese le scale di casa, giù al lampione vide la Cinquecento di Renzo andare giù per la strada di Ribellino ad una folle velocità, lo trovò insolito, visto che Renzo andava sempre piano in macchina. Renzo andava piano nella vita, era uno quieto, pacato come la sua voce. Non se ne preoccupò più di tanto.

Lungo la strada per l’ospedale, il Diane Rosso singhiozzante andava piano. La strada era brutta, aveva piovuto molto quella notte e anche i giorni prima, i campi erano allagati. Tutta la campagna sembrava un grande specchio dove le nuvole potevano guardarsi.

Alcuni fili di sole lievi toccavano la terra.
Marì passò un paio d’ore con Rosa in ospedale, parlarono piano, aveva gli occhi velati, era stremata, aveva camminato anestetizzata sul filo leggero tra la vita e la morte, eri lì quasi per caso.
Così, dopo un po’ la lasciò riposare e tornò a casa. L’aveva vista bene in fondo e questo era un sollievo per lei e per tutti, in famiglia erano molto preoccupati.

Arrivò a Stigliano e parcheggiò la macchina sotto la pergola spoglia.
C’era un gran silenzio in piazza, nemmeno un’anima in giro, tutte le finestre erano chiuse.
A Stigliano quella mattina tutto era rarefatto, tutto era lontano.
Entrò in casa, Mamma, Babbo, Angelo, Annarita, si fermarono per un attimo, erano strani, avevano facce inconsuete, avevano gli occhi rossi, l’atmosfera in casa era inverosimile. La mamma pelava le patate e piangeva.
Marì chiese se andava tutto bene e il perché di quelle facce …., un attimo prima, camminando sotto la parata per arrivare ad aprire la porta di casa sentì dire: «sssshhhh, zitti zitti dai, glielo diciamo dopo pranzo, non ora, ora non è il momento.»
Lei pensò subito a Rosa, ma l’avevo vista mezz’ora prima, però, no, non poteva essere, stava bene o almeno abbastanza.
«Ditemi cosa c’è? Siete strani, cosa mi dovete dire dopo pranzo? Ho sentito! É successo qualcosa a Rosa?»
Il fuoco scoppiettò faippole nel silenzio della cucina.
Angelo si girò, la guardò e le disse :Marì, Lucia è morta.

Renzo e Lucia fino a quel giorno erano una cosa sola.
Ancora oggi sono una cosa sola.

 

“Gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d’averne sparse tante”.

I promessi sposi, Alessandro Manzoni

 

a Renzo

 

Com’erano lunghi

i tuoi capelli,

erano lunghi
come la strada,
che non hai mai fatto.

Erano lunghi
come i giorni
che hai lasciato
addosso agli altri,

insieme al suono stridulo
del metallo
sull’asfalto bagnato
in un rigagnolo d’acqua
affogato.

Adriano Benocci