Reynolds

Ovvero l'ultimo capolavoro del signor Poe

 

Il mio nome è Reynolds. Nacqui nella notte tra il 2 e il 3 ottobre del 1849 nella mente di un geniale alcolista, ma non riuscii mai a vedere la luce, nonostante tutti i miei sforzi, nonostante mi sia dimenato per giorni come un bambino, urlando come un maiale sgozzato. Rimasi confinato nelle tenebre del delirio mentale, tra le ombre dei fantasmi del viaggio pre-morte. Nacqui per caso, frutto di una generosa bevuta, negli spasmi di una notte agitata. Dovevo e volevo essere il capolavoro finale del mio creatore, ma la sorte ritagliò per me soltanto il buffo e umiliante abito dell'aneddoto. L'aneddoto del mio nome gridato in preda alla febbre, davanti a medici e infermiere, in una notte d'autunno, nella dolce e grigia Baltimora. Un triste destino, il mio. Reynolds avrebbe dovuto essere scolpito a lettere dorate nei capitoli della storia della letteratura occidentale, ispirare film e opere teatrali, dividere i critici e appassionare intere generazioni. Niente di tutto ciò. Soltanto qualche riga alla voce “curiosità”, o peggio, sotto la scritta “la misteriosa morte”. Quanti folli, quanti assassini, quanti criminali avrei potuto incoraggiare con le mie gesta, quante lacrime avrei fatto scorrere sul viso di giovani malinconici. Non camminai mai per le strade del mondo, non viaggiai mai a bordo di aerei ultramoderni o di treni polverosi dell'est Europa, non visitai mai le camere solitarie dei lettori di questo mondo, non intrattenni nessuno su qualche prato all'inglese. Rimasi confinato nel mondo di mezzo, nella terra di confine tra i sogni e la realtà: più vero di un sogno, ma meno reale di un pensiero. La mia è la zona di confine, quella del dormiveglia di un pazzo. Io sono tutto ciò che svanisce all'alba, il vomito di un cervello spento, un gatto che fissa la notte con occhi abbaglianti. Il mio nome è Reynolds: sono l'ultimo racconto del signor Edgar Allan Poe, scrittore per passione e alcolista per vocazione. Sono il racconto mai scritto, il più bello, il più intrigante.  

 

Luca Perucci