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SETTE POESIE di TEMERARIA GIOIA (‘Alegria temeraria’, 2017)

7 poesie di Temeraria gioia (‘Alegría temeraria’, 2017)

di Eleonora Rimolo

Italiano – Spagnolo (traduzione a cura di Mario Pera)

 

Sono io, mi riconosci,

ho un sopracciglio che supplica

il conto, alla fine di un misero

pasto: hanno appena

asfaltato, mi dici, ora

è quasi pronto, il cortile

che ci accoglie ha perso pure

l’ultimo coriandolo di verde,

un gorgoglio ci ricorda che

esistono ancora le fogne,

scrigni oscuri, custodi ultimi

delle lenzuola che solamente

sognammo di annusare.
SOY YO, me reconoces,

tengo una ceja que suplica

la cuenta, al final de una pobre

comida: apenas han

asfaltado, me dices, ahora

está casi listo, el patio

que nos acoge incluso ha perdido

el último cilantro verde,

un borboteo nos recuerda que

todavía existen las alcantarillas,

cofres oscuros, últimos custodios

de las sábanas que sólo

soñamos con oler.
*

Madre ancora

questo indefinito radicale

viene a chiederci uno sconto

di pena, e tutto si somma

dentro una sola grande onda:

̶ ed era vero quel che mi dicevi

mentre mi iniettavi la vita:

niente vale la pena se non il punto

esatto in cui tutto

ebbe inizio: perché bisogna

uscire in fretta dal mistero

senza guardarsi le spalle ̶

ma Orfeo chiama la morte,

in fondo, mentre chiedo

solo di rientrare col mio

morbo d’affetto

nella culla dell’acqua,

maschera impura e geniale.

 

MADRE TODAVÍA

este indefinido radical

viene a preguntarnos un descuento

de pena, y todo se suma

dentro de una sola grande ola:

―y era verdad lo que me decías

mientras me inyectabas la vida:

nada vale la pena si no el punto

exacto en que todo

tuvo inicio: porque necesita

salir de prisa del misterio

sin mirarse los hombros―

pero Orfeo llama a la muerte,

en el fondo, mientras pido

sólo volver con mi

morbo de cariño

en la cuna del agua,

máscara impura y genial.

 

*
Come colla la poesia

lega la carezza

a frazioni di una voce

che guida e brancola

nell’eterno movimento

spezzato:

sei il maestro

che anticipa le notti

e mi chiama dal fondo

di uno stringersi delle mani

asimmetriche dove

giungere è l’estremo

mio atto di carsica

somiglianza.

 

CÓMO PEGAMENTO la poesía

ata la caricia

a fracciones de una voz

que guía y va a tientas

en el eterno movimiento

partido:

eres el maestro

que anticipa las noches

y me llama desde el fondo

de uno para apretarse de las manos

asimétricas donde

llegar es el extremo

mi acto de kárstica

semejanza.
*
Chissà se per alcuni minuti

siamo rimasti stretti nella gioia:

attorno tutto indicava che il rito

stava per compiersi, che aspettava

solamente questa congiuntura supposta

bramata ed intanto

il dolore è sordo, altrove i gelsomini

coprono i semafori si arrampicano

sopra le vertebre dolenti. Attraversiamo

una intera dorsale di libri ed ore ed ore

anche se tutto sembra compresso

vissuto per quel solo momento

benedetto nel nome di tutte

le morti dell’indifferenza, quelle

creature soppresse da un’attesa

fracassata e marcia: ancora restiamo

nell’epoca, dopotutto, e di nuovo a ritroso

si percorrono i destini, ogni cosa

ricade nell’accadersi e si concentra

in un solo segreto sorriso.

 

QUIZÁ SI por algunos minutos

hemos quedado estrechos en la alegría:

alrededor todo indicaba que el ritual

estaba para cumplirse, que esperaba

sólo esta coyuntura supuesta

deseada y en tanto

el dolor es sordo, en otro lugar los jazmines

cubren los semáforos se encaraman

sobre las vértebras doloridas. Atravesamos

una entera dorsal de libros y horas y horas

aunque todo parece comprimido

vivido por aquel sólo momento

bendecido en el nombre de todas

las muertes de la indiferencia, aquellas

criaturas suprimidas por una espera

fracasada e ida: todavía quedamos

en la época, después de todo, y de nuevo hacia atrás

se recorren las suertes, cada cosa

recae en el ocurrirse y se concentra

en una sola secreta sonrisa.

*

Se diventeremo ciechi

io e te

crederemo di non aver visto

abbastanza di non averci

visti a sufficienza come se

si potesse invecchiare oltre

la sufficienza, invecchiare ancora

dopo la morte, per coccolare

questa grazia infinita

del finire.

 

SI NOS VOLVIÉRAMOS ciegos

yo y tú

creeremos no haber visto

bastante, no habernos visto

lo suficiente como si

se pudiera envejecer más allá

de la suficiencia, todavía envejecer

después de la muerte, para mimar

esta gracia infinita

del terminar.

 

*

L’universo passa, intanto,

e da un foro

ci è concessa l’immagine

di questa lingua che vaga

pronunciando il suo infinito,

e il vero s’interra

lasciando una duna:

asciutto il tuo bacio

nella frazione del respiro.

 

EL UNIVERSO pasa, mientras tanto,

y de un agujero

nos es concedida la imagen

de esta lengua que vaga

pronunciando su infinito,

y lo verdadero se entierra

dejando una duna:

seco tu beso

en una fracción de la respiración.

*

Ai miei dèi chiedo solo che non sottraggano

la fonte alla sete, che allontanino la tristezza

del non essere più, del non volere più,

feconda, come chi calibra i propri innesti

con quelli della terra, perché non sembri

prosciugata la madre corrente, la suprema viandante:

se questa è la promessa io invoco, io convoco

il mio mito, il mio sacrificio.

 

A MIS DIOSES sólo pido que no sustraigan

el manantial a la sed, que alejen la tristeza

del no ser más, del no querer más,

fecunda, como quién calibra los propios injertos

con los de la tierra, porque no pareces

haber agotado la madre actual, la suprema viandante:

si ésta es la promesa yo invoco, yo convoco

mi mito, mi sacrificio.

 

(traduzione a cura di Mario Pera)

 

Eleonora Rimolo è nata a Salerno nel 1991 e vive a Nocera Inferiore. È dottoranda in “Studi Letterari” presso l’Università degli Studi di Salerno. Ha pubblicato un romanzo (Amare le parole, Litedition 2013), e tre raccolte di poesie: Dell’assenza e della presenza (Matisklo 2013), La resa dei giorni (AlterEgo 2015, Primo Premio “Poesia Giovani Europa in versi 2016”, organizzato dalla Casa della Poesia di Como) e Temeraria gioia (Giuliano Ladolfi Editore 2017, prefazione di Gabriella Sica, Premio “Napoli Cultural Classic”, II° classificato “Premio Prato”, II° classificato Premio “Aoros Valerio Castiello”, Menzione speciale Premio “Città di Chiaramonte Gulfi”, Finalista “Premio Fogazzaro”). È vincitrice del Primo Premio “Ossi di Seppia” 2017 (Arma di Taggia) con alcuni testi inediti. Alcune sue poesie sono state tradotte in spagnolo dal Centro Cultural Tina Modotti e da Mario Pera per la rivista Vallejo&Co. È redattore per la sezione online della rivista letteraria di poesie «Atelier».