SONNO

PARTE TERZA

 

<<[…], il dovere di analizzare con i metodi delle scienze naturali la nostra cultura e la sua vita spirituale nasce dalla responsabilitá nei confronti della nostra propria civiltá, minacciata dalla malattia e dal deterioramento.>>
Konrad Lorenz, L'altra faccia dello specchio 

 

 

 

Siamo individui immersi in un sistema che ha in sé tutte le sue cause ed i suoi effetti, quel mondo rosa ovatta che per nove mesi ci ha equipaggiati e coccolati per poi darci alla luce in pasto ai lupi, svelando la sua truce natura. Ce l'hai ben presente ad ogni schiusa, ne eri consapevole sin da fagiolino ed eri tutt'un pianto. Non c'é piú la pozza addominale in cui dovunque approdi, quello che ti si staglia davanti é d'ora in poi il mare, grande e nero, che nei sui abissi nasconde ogni genere di mostro pronto in ogni momento a tirarti giú. Una minaccia senza soluzione di continuitá. E tu pur sempre che dovrai nuotare per mantenerti a galla…   
  Destinato per tutta la vita ad acquisire informazioni per risolvere problemi, sei a tua volta il risultato di un intenso e incessante lavoro conoscitivo da parte del genoma umano, il quale in ere di tentativi ha trasmesso i migliori procedimenti a ogni nuova generazione cellulare ed é arrivato a produrti, in tutta la tua complessitá, come specchio riflesso dell'ambiente nel quale ti trovi. 
  Le portiamo scritte in noi stessi, nella nostra forma, nel nostro principio di movimento, nei nostri occhi, molte delle risposte che ci servono: proviamo paura, ci innamoriamo, manipoliamo gli oggetti che ci circondano, convertiamo una cospicua porzione del mondo vegetale e animale in energia attraverso un lungo e laborioso processo che impegna il nostro ventre per ore. 
  Ci si potrebbe chiedere, senza risultare triviali, come mai sappiamo fare tutte queste cose. Eppure, in quanti sanno esplicitamente ripercorrere lo smaltimento di una proteina o la precisa meccanica dei muscoli che da non si sa dove e per quale principio si mettono in moto e dirigono il pollice? Quando ci si sente in pericolo, com'é che i nostri sensi si affinano e diminuiscono i tempi di reazione a determinati stimoli? Solo alcuni eletti conoscono a fondo il segreto che mi tiene aggrappato ai capelli di Giulia anche dopo piú di un anno che non so dove sia e cosa faccia, a ricostruire dal puzzo di questa cloaca quel profumo. 
  É tutto know-how che non affiora alla coscienza, che rimane per cosí dire sottinteso: a noi spettatori arriva solo la sequenza montata dei frame scelti dal regista al netto dell'intera lavorazione. Quanto sarebbe utile stabilire dei punti d'accesso con questo sistema operativo inconscio… semplificherebbe di molto le cose… la preservazione della dignitá… Ma, consolandoci, uno psicologo non gestisce granché meglio di me i suoi sentimenti, e uno scienziato cognitivo ugualmente non riesce a sfruttare nella vita di tutti i giorni quelle risorse che ogni essere vivente scopre di possedere solo quando si sente minacciato. La loro rimarrá conoscenza enciclopedica, non potrá influire in nessun modo sull'istintivo approccio sensoriale dei propri livelli piú bassi, che rende l'uomo partecipe di molti altri mammiferi e uccelli – benché si provi vergogna a riguardo.  
  Differiamo dagli altri esseri per un fatto unico e sostanziale: siamo quelli che non si sono accontentati delle soluzioni filogenetiche e preferiscono far da sé, poiché saranno pure attendibili e sofisticate, ma ormai irrimediabilmente obsolete… Noi pensiamo di poter fare di meglio.
  In qualche modo, l'ereditá del genoma s'é svalutata via via che le speculazioni edilizie modificavano irreversibilmente le caratteristiche della nicchia vitale dei nostri progenitori evolutivi, le vergini praterie ignoranti delle zone industriali e delle isole di plastica galleggianti nell'Oceano Pacifico. 
  Per proteggerci dai mali che ci procuriamo, necessitiamo di notizie sempre piú fresche. E siamo fortunati che il nostro principale organo di stampa é il cervello piú grosso dell'intero mondo animale. Esso organizza i dati sensoriali in una dettagliata – e pur sempre grossolana! – immagine della realtá, che ordina per mezzo di concetti quali 'spazio' e 'tempo', struttura su rapporti di causalitá tra eventi, e ritiene in memoria, aggiorna e controlla, revisiona, cambia, rigetta, continuamente, preservandosi una soggettiva coerenza d'interpretazione. La sua plasticitá ne ha reso possibile una repentina espansione non appena prendemmo a pensare e a parlare, per far spazio alle cataste di cianfrusaglie che da allora siamo stati in grado di raccattare; e presumibilmente ha dedicato dello spazio anche a un piú sofisticato circuito per l'imitazione, senza cui non saremmo gli accattoni sociali di adesso. 
  Per grazia dell'infantile curiositá che ci trasciniamo dietro anche da adulti, ci piace scandagliare questa immagine fin nei suoi piú reconditi aspetti e rinchiuderla in tassonomie. Tutte informazioni che comunichiamo agli altri – avendo nel frattempo inventato un modo per farlo – e se ci é dato di leggere e scrivere appuntiamo; ulteriori ne apprendiamo ai corsi di formazione. I frutti particolarmente appetitosi di queste incessanti ricerche non fanno fatica a diffondersi diventando pasto comune, moltiplicandosi e proiettandosi nel futuro mediante coltivazioni.
  L'accumulo, la sedimentazione e la trasmissione immateriali hanno decretato il superamento del genoma con una formula piú adattabile e snella. 
  É cosí che s'innesta la Cultura, sistema vivente prescrittivo di ció che é vero e ció che é falso, ció che é giusto, opportuno, bello o degno di essere appreso, nuova immagine da sovrapporre a quella giá fornita per via sensoriale. E tra le due s'innesca un'integrazione problematica: ció che individualmente desumiamo dal mondo non collima quasi mai con ció che ci insegnano di esso, spesso e volentieri germogliano antagonismi tra le due fonti; il carico di sapere che ci portiamo appresso puó rivelarsi una palla al piede per l'apparato cognitivo, e lo sforzo di interiorizzare un metodo di risoluzione per un dato problema puó intralciare la nostra facoltá di generarne ulteriori. Ci atrofizziamo il cervello su pochi pattern, ci rimbecilliamo letteralmente.
  (Deriva da qui la truffa degli indovinelli, la delusione che ci coglie quando ci comunicano la soluzione: la risposta esatta é sempre a portata di mano, a volte anche particolarmente stupida, ma noi non l'abbiamo colta perché incapaci di osservare la situazione da un'altra prospettiva.)
  Su questo andazzo fa leva Qualcuno, e una particolare prospettiva ad un certo punto prende ad esser data per scontata o finisce per essere imposta. Quel Qualcuno si rallegra e vanta periodicamente di aver debellato la fame, la sete e le malattie, e sulla Sua faccia vi é impressa la giusta dose di ammiccamenti per conciliare la presentazione dei bisogni nuovi di zecca che ha in serbo per noi.   
  Uno spot che gira di questi periodi in TV ritrae un padre di famiglia attanagliato da dubbi amletici mentre spinge un carrello della spesa. Tralasciando l'insulsaggine della gag, che testimonia solo della scarsa considerazione che pubblicitari e banchieri hanno del pubblico televisivo, negli ultimi secondi della trentina disponibili, ti stupisce con una frase in sovrimpressione rinforzata da un'accattivante lettura fuori campo: “Le grandi domande sono cambiate”. Una veritá cosí limpida, in un contesto del genere, appare oltremodo sospetta. Non solo non é fuorviante, quanto é leggermente incompleta: queste nuove sedicenti domande, di fatto, hanno soppiantato quelle originali nella coscienza collettiva – mente aggregata che reputa disdicevole non colmare le mancanze, lodevole invidiare chi sta messo meglio e ragionevole seguirne il solco costi quel che costi. Cosí insegnano.  
  Ne derivano milioni di vite meschine e superstiziose, spietate coi deboli, succubi coi forti; milioni di individui che estrinsecano le loro potenzialità degradando l'ambiente in cui – e grazie al quale – vivono, a una velocità folle. 
  Intanto, forme parziali di cultura attecchiscono qua e lá, e anche nei nuclei costituiti si osserva dopo un certo lasso il disgregarsi di ulteriori sottoforme, ramificazioni che si differenziano tra loro in maniera sempre piú sottile. Queste varianti possono estinguersi se non forniscono adeguati strumenti, se non fronteggiano con giudizio le crisi di contatto, cosí come é successo al dodo e all'uomo di Neanderthal. 
  (Ogni tanto compaiono dal nulla e nel nulla presto vi fanno ritorno, come comete, delle personalitá mirabili, col senno sgombro da opprimenti disgiunzioni oppositive, che mettono in dubbio la bontá delle veritá stabilite; ma tali campioni non sono poi tanto abili nel far proseliti sinceri.)

  Fino a prova contraria, siamo fatti di una mescla di carbonio, idrogeno, azoto, ossigeno e fosforo. La sostanza che ci compone non é in nessun aspetto diversa da tutto il resto che ci circonda, siamo fatti di stelle. E continuiamo a morire, sempre peggio. Cosa abbiamo davvero risolto? 
  'Evoluzione' non implica necessariamente 'miglioramento', altrimenti davvero dovremmo dar ragione a chi parla di 'disegno intelligente'… e non mi sembra il caso, alla luce dei nostri progressi. Leibniz fondamentalmente aveva torto a considerarlo il migliore dei mondi possibili. 
  Si mangia con le opinioni adesso, la sopravvivenza é passata dalla carne all'idea. Peccato che, per nostra somma sfortuna, qualsiasi forma assuma una particolare ideologia non sará mai reificabile, cosa che non é non lo diventa: rimane aria fritta per statuto. 
  L'evoluzione culturale ci ha solo convertiti in uno stuolo di maghetti ciarlatani. Per una paracelsiana alchimia, l'aria a contatto con della carta filigranata che dispensiamo dalle tasche – più o meno a profusione – si concreta in verdure di bigiotteria e tramezzini, proteine, carboidrati e polifosfati, H2O acrilica. Papá con una paletta in mano e la faccia di ghisa fa apparire sulla tavola il pesce almeno tre volte alla settimana; io mi sbronzo grazie a una combinazione segreta di numerini. O ancora: i politici, con malie telefoniche, fanno comparire tra le Loro proprietà attici con vista Colosseo. 
  Perpretiamo magia se riusciamo a veicolare impressioni convincenti. E c'é chi riesce a sfilare dal cilindro pacchi cosí solidi, che li usa per il lastricamento delle strade e l'erezione di cinta murarie.
  Per questo é diventato essenziale raggiungere una competenza massima in tale arte. Ogni comunitá, ristretta o ampia, autarchica o aperta, iperonimo o sottoinsieme che sia, forma e condivide nel tempo una certa idea di come e a quali costi poterla ottenere. D'altra parte, le illusioni si esauriscono e rischiano di svanire se non vengono generosamente alimentate da corollari comportamentali la cui utilità è diventata così manifesta dall'essersi impressa nella configurazione della stringa di aminoacidi vincente: la cura della prole e la sua istruzione (attivitá da centralizzare il piú possibile). 
  Più mettono radici e più difficile sará ravvedersi, la porzione di luciditá si riduce progressivamente ad ogni successiva generazione.      
  Nessuno lo fa per cattiveria, è l'abitudine carogna. Si pensa di far bene – come biascicano quei beoni dei calciatori – solo perché dalla nostra abbiamo la tradizione: Cosí fan tutte! 
  Tradizione é religione, e noi siamo animali ingenui per la maggior parte. Vogliamo la fiducia del mister, la magia in progresso che lega le vittime agli aguzzini, condannandoli a un destino comune, sì, comune!, a tutti gli angoli del globo, totalizzante. Depauperamento che, laddove non è materiale, è morale: lo stesso medesimo mediocre esito, quando non pessimo… altro che classifica dei mondi! Sbagliamo parametri e misure: i palazzi, i ponti… crollano financo i monti!
  
  Zio Tommaso… bé, lui penso si fosse scocciato di tutto questo. Appena compiuti i diciott'anni scappó via di casa. Era di aprile, mancavano un paio di mesi agli esami di stato. Non é mai piú tornato.
  Nonno me l'ha sempre dipinto come un giovane di belle speranze disattese. Da tutti unanimemente considerato un genietto, perse tale onorificenza in seconda ginnasio, quando prese a bighellonare in giro, a farsi crescere i capelli, a leggere Frigidaire, a fumare, a suonare quella maledetta chitarra. Da allora i suoi voti precipitarono, fino a rischiare la bocciatura sia in prima che in seconda liceo. Sa solo nonno di quanti telai di pesce ha avuto bisogno per rimpinzare la ghiacciaia del preside per evitare il disastro… ci tiene particolarmente a rammentarlo ogni volta.
  Ma lo zio aveva perso qualsiasi interesse per la scuola, se ne fotteva bellamente dei tre in latino e greco. Rincasava, comunicava con noncuranza l'ennesimo insuccesso e si chiudeva in camera a suonare. Negli ultimi tempi non usciva nemmeno la sera, stava ore e ore a salire e scendere la tastiera e le corde. 
  Mia madre, sua sorella maggiore di tre anni, impazziva perché non riusciva a studiare e correva isterica in cucina a lamentarsi. Mi ha confessato di aver pregato notti intere per un epilogo del genere; e quasi poi si convinse di avere un canale privilegiato con le divinitá. Non accenna mai ad alcun senso di colpa quando lo dice mezzo divertita. 
  Una settimana prima che sparisse nel nulla, nonno minacció di spaccargli la chitarra in testa se non si fosse messo sotto a recuperare, ché gli esami erano alle porte. 
  Riuscí a far perdere le proprie tracce sin da subito. Qualcuno vociferó in paese che era comunista e  s'era dato alla macchia per operare nella rivoluzione armata. Forse ha partecipato al sequestro Moro, e forse é fuggito in Francia nell'alcova protettiva della corte Mitterand. Piú probabilmente, per mia madre, sará marcito per overdose in Inghilterra, a giudicare dalle velleitá artistiche e dai vinili che ascoltava – unico bagaglio che si concesse nella fuga. A nonno gliene frega il giusto: s'ammazzasse, se ancora non l'ha fatto. 
  Nonna non so cosa pensasse della situazione, morí tre anni dopo, non l'ho mai conosciuta. Mamma s'é laureata a pieni voti in economia e commercio e adesso fa lo sbirro tributario in tailleur; ha conosciuto un disoccupato, subito sistemato in un posto comunale dalla cura del cliente perseguita negli anni dal banco di pesce piú fornito del paese, e da quella unione sono uscito io. Immagino che nonno sia andato a puttane per un po' dopo la morte della nonna, é invecchiato malamente e non é molto contento di vedermi quando vado a trovarlo, gli ricordo quello stronzo ingrato di suo figlio.

  Ma che cazzo ne sanno loro? Dove si fonda la loro certezza? Metti ch'é diventato famoso con uno pseudonimo e ora vive nel villone che fu di Joe Zawinul a Los Angeles, jamma con Roger Waters e produce artisti del calibro di Thundercat e Gorillaz? Dov'é andata a finire la presunzione di innocenza?!
  Per tutta l'adolescenza ho fantasticato molto su questa figura mitica… ma, non so perchè, non credo a suoi particolari successi. Lui voleva farsi semplicemente i cazzi suoi, non è andato alla ricerca del sogno americano, avrebbe spostato soltanto la trappola. E non mi pare fosse così fesso.
  Mi sarebbe tanto piaciuto conoscerlo…

  … come, del resto, andare all'Accademia. L'ho accarezzato intensamente quel sogno. Ma che vuoi, non si puó avere tutto dalla vita… Architettura, seconda scelta per venirgli incontro, i miei dicevano che dava meno sbocchi – ma mi ci gioco le palle che non volevano perché convinti fosse tendenzialmente da comunisti.
  Patteggiai, infine, per Ingegneria Edile al Politecnico. Ma dopo due anni di nulla assoluto, rinfacciai la scelta forzata e pretesi di cambiare totalmente area, anche topologicamente parlando.
  Scelsi Siena perché qui la comunitá del mio paese era folta, ed era risaputo che pullulasse di figa. Conosco meno le ragioni che m'hanno portato a scegliere Filosofia… forse perché sapevo rappresentasse per mamma e papá una pugnalata alla schiena, all'antipodo dei loro ideali.
 
  Fondiamo il presente sul niente. Su presupposizioni che diventano indebiti presupposti. Come stupirsi della carestia di futuro?
  'Libertá individuale', per la vaghezza e la forte componente egoistica in essa presenti, é un concetto pericoloso, estremamente difficile da maneggiare, nitroglicerina che scoppia in 'liberismo'. L'amore libero dei sessantottini é in concorso di colpa né piú né meno delle teorie fordiane di ottimizzazione della produzione. Tutto ció ha portato a delle conseguenze ben precise: a noi, con tutto il nostro bagaglio di sclerosi. 
  Come ci estingueremo?… Ma con le nostre stesse mani, ovvio. Alcuni dicono per la discrepanza fra la rapiditá dello sviluppo dei comportamenti regolati dalla tradizione accumulabile e l'estrema lentezza e renitenza al cambiamento delle norme comportamentali filogenetiche. Ma é solo un modo piú complicato di  dire “con le nostre stesse mani”.
  Non avrá il tempo di nascere quell'uomo capace di smaltire proficuamente tutto il nichel ingerito a causa della malsana passione per i frutti di mare, o di respirare senza ripercussioni il monossido di carbonio.     
 
  Seleziona il codice, introduci il denaro (2 euro e 50), aspetta che caschi, apri lo sportello e recupera il prodotto con l'eventuale resto. La maionese é acidula e frizza sulla lingua, il pane bianco si sente ch'é vecchiotto. Scaduto? Ma un distributore puó dare roba scaduta? L'involucro l'ho giá buttato sulle scale della chiesetta universitaria, ormai il tramezzino é a metá… ma chissene… Comunque, non che avessi tanta scelta, c'erano i bocconcini di parmigiano, le mini salsicce abbinate ai grissini, e poi il comparto dolciumi… Il tramezzino per rapporto qualitá-prezzo, a mio parere, vince sempre.
  Dong… dong… dong… dong… dong… dong… 
  E sei. Il Duomo ha parlato per primo, i Servi rispondono un secondo dopo, poi non so chi altri. Per un minuto intero, e forse piú, é il caos. Ma a nessuno turbano i fallimentari tentativi di dare un segnale orario univoco.
  Per il turista, giungere ne Il Campo da via Rinaldini é un vero spettacolo mozzafiato, un'esplosione nel cuore, la liberazione degli occhi da un dedalo di vicoli e cunicoli. Vale solo per il turista, peró: chi é costretto a viverci, a Siena, impara ben presto a ridurlo a impersonale luogo di funzione, un banale impluvium, lo scolo della cittá. Pessimi bar, pessimi uffici, pessimi chitarristi da faló, studentesse dall'alito pessimo. La piú famosa piazza del mondo pullula di manichini di volgare plastica, vestiti solo dalla vita in su, asessuati. Se nessuno li sposta, metteranno radici spodestando la verbena. 
  Io preferisco venirci all'alba, quando é infestata dai piccioni e la presenza umana si restringe a uno spazzino e, al massimo, una coppia di avventurieri della Francigena armata di bastoni da passeggio. Provo a beccarmi della poesia che non fa in tempo a manisfestarsi che scompare nelle grate sotto il podio del Savonarola. Da quella mattonella dorata il mondo appare artefatto, se alzi il capo ti spunta una torretta sulla destra che elude qualsiasi pretesa di coglierne la profonditá. Piú uno si sforza di catturarla e piú lei sfugge. Non l'ho mai sopportata, si divincola sempre, eppure é tremendamente difficile staccarle lo sguardo e dimenticarla. Ti lascia addosso una sgradevole sensazione di incompiutezza, che si amplifica irradiando l'aria, entrandoti nei polmoni, sgretolando la realtá in una triste spirale entropica. Tutto prende a mischiarsi col suo contrario, annientandosi. Inizia a crearsi un vuoto, uno spazio di non materia che genera ansia piuttosto che calmarla. 
  Mi sento come se non avessi la faccia. Mi tocco le guance e le percepisco come altro da me, alla stregua di un divano felpato. Come se i lineamenti caratteristici del mio viso fossero stati cancellati, lasciando solo un velo a ricoprire il mio scheletro, a preservarlo dalla polvere, mucchio di ossa indistinguibile da altri mucchi d'ossa. 
  Mi sto dissolvendo anch'io. Il senso del mondo collassa… lo schermo di cielo ritagliato dai palazzi mi sembra un ologramma, una superficie digitale statica, piatta. É difficile da spiegare: un campo senza linee, bianco, calmo, incompiuto, macchiato da nuvole leggere che si rincorrono, si compenetrano e si dissolvono senza far rumore, ma mancando clamorosamente di dare una soddisfacente idea di movimento, di esistenza tangibile: é tutto finto, un pesante e goffo cartonato che preme impalpabilmente sulle nostre teste. Fa impazzire.  
  Lassú non arrivano le nostre passioni; se pur ci fosse Qualcosa, resta completamente indifferente alla nostra sorte; e quando potrá, anzi, si sollazzerá a combinar disastri per dispetto. E tu non potrai prendertela con nessuno, subendo la stessa beffa di Polifemo. 

  La storia con Giulia non é stata che una nuvola. Proprio una di queste leggere, quasi rarefatte, che non porta acqua. Che sparisce dopo qualche minuto appena, lasciando giusto qualche filamento sparso. 
  É meglio che te lo metta in testa una buona volta: queste nuvole, non puoi affaticarti a evitarle, sono finte, non hanno peso, ci si passa attraverso e si continua dritti, tranquilli e decisi. Non ci si porta dietro l'ombrello se non c'é pioggia. 

  Tu, ti stai facendo sopraffare dall'aria. Niente di piú stupido.
  Vai, non fare il coglione, smettila di dimenarti alla charlie dei tempi moderni, di farfugliare abbozzi di parole, scimmiottare rime, imitare pensieri… 
  Cerca di mangiare a orari regolari. Stai dritto con le spalle, bevi tanta acqua, copriti. Non aver paura, puoi farcela, io credo in te. E dormi! 

 

Prima parte

Seconda parte

 

Roberto Fetta