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Voci della critica. Sostiene Pereira. Parte 1.

Premessa
Il presente lavoro si pone l’obiettivo di raccogliere, presentare e analizzare le principali voci della critica italiana e straniera a Sostiene Pereira (Antonio Tabucchi, Feltrinelli), dal momento della pubblicazione fino ai tempi più recenti. Si è infatti cercato di coprire l’intero arco temporale 1994-2016. La ricerca dei saggi è stata compiuta su vari supporti informatici (banche dati, riviste online, etc…), presso la biblioteca d’italianistica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, l’archivio periodici della biblioteca Sormani di Milano, la Bodleain Library dell’University of Oxford e la biblioteca della University College London, queste ultime due visitate tra ottobre e gennaio durante un progetto Erasmus svolto presso la Solent Southampton University (UK). L’elaborato è diviso in due parti, una di analisi dell’opera e l’altra di approfondimento di una selezione dei materiali della critica. In chiusura si trova un’appendice contenente un articolo sulla città di Lisbona pubblicato sul quotidiano online «Lettera 43» in occasione dei quattro anni dalla morte di Tabucchi.

1. Manuela Bertone, Percorsi della testimonianza in Sostiene Pereira, «Narrativa», 10 (1996), pp. 59-72
1.1 Il testimone del testimone
Il saggio di Manuela Bertone, già più volte citato nel capitolo terzo del corpo primo, ribadisce nella sua parte iniziale l’importanza dei sottotitoli nelle opere di Antonio Tabucchi:

Dedicarsi allo studio degli scritti di Antonio Tabucchi significa, tra l’altro, abituarsi ad accoglierli e a ricordarli non soltanto nominandoli secondo il loro nome proprio, o titolo, ma anche cognominandoli, tenendo presente cioè che le loro generalità vengono spesso completate da un sottotitolo d’autore sul quale non si può sorvolare, a rischio di farne dei testi solo parzialmente – per non dire erroneamente – identificati e, di conseguenza, male interpretati. […] Per quanto riguarda l’ultima fatica narrativa di Tabucchi, Sostiene Pereira, ci sembra che proprio il sottotitolo, Una testimonianza, costituisca la clausola attraverso la quale l’intento dello scrittore si precisa, la chiave grazie alla quale l’intero racconto si apre a plausibili esiti interpretativi. Gli incauti che non ne tenessero conto, vuoi per distrazione vuoi per malizia, potrebbero leggere il romanzo come mera parabola a sfondo ideologico ed essere perciò indotti a pronunciarsi soltanto pro o contro la visione della storia rappresentata da Tabucchi. (p. 59)

Si è già visto come, in passato, siano scaturite interpretazioni fallaci del romanzo. Quella di Tabucchi è, invece, una «self-declared fiction»(1), vale a dire un’opera di «finzione dichiarativa» (p. 60) in cui la struttura dimostra chiaramente l’intento dello scrittore, che non è politico ma, piuttosto, semplicemente un rendersi “portavoce” di una storia credibile, spesso incompleta – «Pereira non fa altro che proporre una sua versione dei fatti, […] numerose sono le cose di cui non è sicuro» (pp. 60-61) – ma sicuramente spontanea:

Le parole di Pereira non hanno spessore temporale; in apparenza dette e riportate di getto, non conservano alcuna traccia della durata delle due azioni necessarie a produrle, cioè dirle e ascoltarle-registrarle. Esse si riferiscono per la maggior parte a fatti non verificabili e ad un’esigenza di verità che appartiene innanzitutto a Pereira: in altri termini, potremmo dire che la testimonianza di Pereira non viene richiesta, ma offerta, né, pare, sottoposta a verifiche. Pereira, infatti, se bada a quello che dice e vuole dirlo con cura, sembra pienamente consapevole del fatto che non sta deponendo alla sbarra, ma sta raccontando un’esperienza personale, intima. […] D’altro canto, però, non rinuncia a fornire dettagli minuti sulla propria alimentazione, sul clima, sulle proprie sensazioni fisiche, sulle proprie reazioni emotive e sulle proprie azioni, anche se apparentemente irrelate alla sostanza evenemenziale, storica, dei fatti che viene sostenendo. Tanto può bastare a farci asserire con un certo margine di certezza che la testimonianza di Pereira viene resa nell’ambito di una struttura relazionale non giudiziaria. (p. 62)

Appurato che non si tratti di un processo giuridico come invece proposto da altri critici, Bertone approfondisce il ruolo della voce esterna a Sostiene Pereira e illustra l’originale interpretazione dell’artificio narrativo solo accennata nel capitolo terzo della prima parte. Una definizione particolarmente brillante per il primo discorso è quella di «testimone del testimone» (p. 64), e in effetti sembra di notare, tra Tabucchi e Pereira, quest’assenza-presenza che, addirittura, inserisce delle domande all’interno della narrazione:

Ma a chi appartiene questa voce? Questa voce curiosa che funge da tramite fra l’autore del libro intitolato Sostiene Pereira e Pereira medesimo, ovvero questa voce che Tabucchi ha deciso di frapporre fra sé e il personaggio-testimone? Questa voce che si pone perfino domande nel testo. (p. 61)

Inoltre Bertone aggiunge: «Fra chi rende e chi riceve la testimonianza si crea insomma un legame di reciprocità fondato sulla scambievole consapevolezza della relatività della percezione non oggettiva dell’accaduto» (pp. 64-65). Nell’ormai celebre nota a margine di Sostiene Pereira, Tabucchi – questa volta in prima persona e non attraverso altre voci – ha utilizzato la stessa tecnica narrativa per svelare il passato del personaggio e i loro numerosi “incontri”. La testimonianza, dunque, rende vera e credibile l’opera tanto da poterla declinare, sempre secondo l’autrice del saggio, in un rapporto tipico della psicanalisi:

Pereira si comporta come chi, dopo aver compiuto e aver conservato in sé i propri gesti, ha finalmente incontrato la persona che gli consente di raccontarli, cioè di traduttore in discorso diretto la sua verità, fino ad allora custodita in sé in forma monologica. Pereira ha di fronte un altro-analista che, proprio come nel corso dell’analisi, anche nell’esporre il proprio punto di vista (cioè, nel caso di specie, nell’offrirci l’intero racconto), cerca di mantenersi per quanto possibile in postazione neutrale. (p. 63)

 

1.2 Un esempio di “art of urgency”
Nella seconda parte del suo saggio, Manuela Bertone definisce “etica” l’operazione letteraria completata da Antonio Tabucchi, rifacendosi a quanto affermato da Shoshana Felman in merito a La peste di Albert Camus(2): «La “letteratura della testimonianza”, perciò, non è arte di intrattenimento, ma arte di urgenza»(3).

Tabucchi ha scelto di non spezzare la catena della testimonianza, attualizzando nel proprio presente la verità del passato di Pereira e del suo primo anonimo testimone, compiendo un’operazione letteraria alla quale vorremmo ascrivere anzitutto l’attributo di etica. Etica per dissimilia, dato il contesto italiano attuale di riproduzione e ricezione di testi narrativi, in cui assistiamo alla divulgazione e al successo di tanta letteratura disinvolta. (p. 65)

Sostiene Pereira, dunque, svetta nel panorama del suo tempo per la forza dell’impegno che alcuni critici – soprattutto quelli politicamente orientati a Destra – hanno erroneamente individuato in campo civile e politico. Invece – ribatte Bertone – non si tratta assolutamente di ciò, bensì di una testimonianza morale che si riferisce al concetto di responsabilità proposto da Emmanuel Lévinas:

Responsibilità, in senso lévinassiano, è parola che indica una gratuita esigenza di essere-per-l’altro che non è legame, non è desiderio di possedere, tenere o costringere l’altro entro un rapporto di forze o di potere fondato concettualmente. Si tratta piuttosto di un modo di rapportarsi al prossimo che non conosce e non attende reciprocità, che sorge come imperativo etico prima ancora che venga a costruirsi l’ambito di libertà e di scelta in cui si decide di impegnarsi per l’altro. (pp. 66-67)

La strategia narrativa utilizzata da Tabucchi non è per nulla semplice – continua l’autrice dell’analisi – perché, oltre a costruire la finzione romanzesca, lo scrittore toscano si è dovuto “immedesimare” anche con l’ipotetico narratore esterno della vicenda. Così, tuttavia, il lettore arriva a conoscere più particolari rispetto a quanto previsto, perché guidato nel romanzo da più di una voce: «Anche attraverso la scrittura prosciugata e scarna della finzione-testimonianza, Tabucchi riesce a darci e a dirci molto più di quanto lo svolgimento di un’analisi del solo percorso testimoniale del dottor Pereira lascerebbe supporre» (pp. 67-68). Per questo Bertone parla di Sostiene Pereira anche come di un’«arte dell’ascoltare per raccontare» (p. 69): ci sono i tratti tipici della fiction – non a caso ne è stato ricavato uno splendido adattamento cinematografico estremamente fedele al testo – e vengono enfatizzati proprio gli elementi orali della narrazione. «L’interazione che si crea fra le parti è governata dalla memoria» (p. 70), continua Bertone concentrandosi poi sul ruolo della memoria in Sostiene Pereira. Oltre ai numerosi riferimenti a opere del passato – l’intertestualità analizzata nel capitolo quinto della prima parte – essa guida il protagonista alla sua definitiva presa di coscienza. Da uomo immerso nel passato, Pereira si proietta nel futuro utilizzando come fonte di ispirazione proprio il ricordo e il rapporto “attivo” con alcuni grandi intellettuali dei decenni precedenti. Il finale aperto del romanzo, infine, ribadisce l’intento di testimonianza proposto da Tabucchi. Il futuro del giornalista che lascia Lisbona dopo aver denunciato i crimini del regime salazarista sul proprio quotidiano fa infatti già parte della memoria collettiva e sprona il lettore a un simile impegno:

Se Sostiene Pereira si congeda dal lettore senza che un suggello certo alla storia del giornalista-testimone venga apposto a mo’ di finale narrativo, è forse perché il futuro della vicenda di Pereira appartiene a chi la riceve, fa già parte della nostra memoria. (p. 72)

Francesco Caligaris

Analisi dell’opera: Parte 1. Parte 2. Parte 3. Parte 4. Parte 5.

(1) Dalla traduzione inglese redatta da Felix Siddell e raccolta in B. FERRARO – N. PRUNSTER, Antonio Tabucchi: a collection of essays, Division Of Italian Studies La Trobe University, Melbourne 1997, pp. 175-184.

(2) Albert Camus (Mondovi, 7 novembre 1913 – Villeblevin, 4 gennaio 1960), scrittore e filosofo francese, fu tra i principali esponenti dell’esistenzialismo. Vinse il Premio Nobel per la letteratura nel 1957.

(3) S. FELMAN – D. LAUB, Testimony. Crises of Witnessing in Literature, Psychoanalysis, and History, trad. it. M. Bertone, Routledge, New York-Londra 1992, p. 114. La citazione è contenuta in BERTONE, Percorsi della testimonianza in Sostiene Pereira, p. 66.