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Voci della critica. Sostiene Pereira. parte 4.

Premessa
Il presente lavoro si pone l’obiettivo di raccogliere, presentare e analizzare le principali voci della critica italiana e straniera a Sostiene Pereira (Antonio Tabucchi, Feltrinelli), dal momento della pubblicazione fino ai tempi più recenti. Si è infatti cercato di coprire l’intero arco temporale 1994-2016. La ricerca dei saggi è stata compiuta su vari supporti informatici (banche dati, riviste online, etc…), presso la biblioteca d’italianistica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, l’archivio periodici della biblioteca Sormani di Milano, la Bodleain Library dell’University of Oxford e la biblioteca della University College London, queste ultime due visitate tra ottobre e gennaio durante un progetto Erasmus svolto presso la Solent Southampton University (UK). L’elaborato è diviso in due parti, una di analisi dell’opera e l’altra di approfondimento di una selezione dei materiali della critica. In chiusura si trova un’appendice contenente un articolo sulla città di Lisbona pubblicato sul quotidiano online «Lettera 43» in occasione dei quattro anni dalla morte di Tabucchi.

 

4. Nives Trentini, Il sogno attende segretamente il risveglio, in N. Trentini, Una scrittura in partita doppia. Tabucchi nel romanzo e nel racconto, Bulzoni, Roma 2003, pp. 221-253

4.1 Il ruolo dei sogni

Il tema dei sogni ricorre spesso in Sostiene Pereira. A dir la verità, tuttavia, bisogna partire da un momento precedente rispetto alla stesura del testo per capire la reale funzione che esso ricopre nell’opera. Già nel 1992, infatti, Antonio Tabucchi pubblicò la raccolta Sogni di sogni, venti brevi racconti attraverso cui lo scrittore toscano rendeva omaggio a grandi personaggi del passato – da Dedalo a Giacomo Leopardi, da Michelangelo Merisi detto il Caravaggio a Sigmund Freud, senza dimenticare l’immancabile Fernando Pessoa – immaginando per ciascuno di essi un sogno “provvidenziale” nel corso della loro esistenza. Per esempio, l’inconscio di Apuleio lo portò nel 165 d. C. a fantasticare l’asino poi protagonista de Le metamorfosi, mentre Carlo Collodi, nel 1882, sognò di ritrovarsi in mare su una barchetta e di essere ingoiato da una balena: da lì ebbe origine – secondo la mente di Tabucchi – il celebre Pinocchio. «La rêve tabucchien signifie le lieu de rencontre entre l’écrivain et son œuvre»(1), ha scritto il critico Yannick Gouchan, e difatti proprio l’autore ha rivelato nella nota a margine di Sostiene Pereira di aver conosciuto il futuro protagonista del bestseller in simili circostanze:

Il dottor Pereira mi visitò per la prima volta in una sera di settembre del 1992. […] Mi sentii in imbarazzo ma lo accolsi con affetto. Quella sera di settembre compresi vagamente che un’anima che vaga nello spazio dell’etere aveva bisogno di me per raccontarsi, per descrivere una scelta, un tormento, una vita. In quel privilegiato spazio che precede il momento di prendere sonno e che per me è lo spazio più idoneo per ricevere le visite dei miei personaggi, gli dissi che tornasse ancora, che si confidasse con me, che mi raccontasse la sua storia. […] Nelle sue visite notturne mi andava raccontando che era vedovo, cardiopatico e infelice. […] E poi, le confessioni di Pereira, unite all’immaginazione di chi scrive, fecero il resto(2).

È proprio così che Nives Trentini apre il suo saggio. Facendo ulteriormente di Tabucchi «l’erede di Pirandello» (p. 222), mostra «l’affettuosa e tormentata confidenza tra scrittore e narratore» (p. 221) e indaga lo sviluppo del personaggio Pereira in un rapporto di subordinazione io-città per arrivare a esprimere uno dei concetti che meglio descrivono l’opera analizzata: «finzione di vita». (p. 229) La definizione calza a pennello soprattutto per quello che avviene durante i primi capitolo del romanzo, in cui il protagonista è tormentato più da questioni metafisiche che dalla difficile situazione del Portogallo:

La prima parte del libro, ad eccezione degli incontri con Monteiro Rossi e con Marta, si articola nelle ripetitive cadenze quotidiane e in un monologo ininterrotto. Il riecheggiare dei pensieri di Pereira, trascritti con variazioni minime, compongono un’omogeneità temporale e spaziale che può far supporre e sottintendere la narrazione di un sogno. Il ritmo regolare del linguaggio interiore, che itera mentalmente le azioni sistematicamente messe in forse da condizionali e congiuntivi, ben si adatta ad una cornice onirica, anche se nel romanzo i sogni del personaggio, come i ricordi, sono solo preterizioni e non vengono dette perché Pereira «sostiene che sono sue e solo sue e che non aggiungono niente». (p. 226)

A Pereira, infatti, capita spesso di sognare durante la storia. Sogni “veri” – «L’indomani mattina Pereira fu svegliato dal telefono, sostiene. Era ancora nel suo sogno, un sogno che gli parve di non avere sognato tutta la notte, un sogno lunghissimo e felice» (SP, p. 163) – e sogni “fittizi”, vale a dire ricordi di gioventù a occhi aperti:

Il vagone era praticamente deserto, data l’ora, e Pereira scelse un sedile a suo piacimento, abbassò un po’ la tendina perché il sole non gli battesse sugli occhi, dato che il suo lato era esposto a mezzogiorno, e guardò il mare. […] Pereira pensò da quanto tempo non prendeva un bagno a mare, e gli parvero secoli. Gli vennero in mente i tempi di Coimbra, quando andava alle spiagge vicine a Oporto, alla Granja o a Espinho, per esempio, dove c’era un casinò e un club. Il mare era freddissimo, in quelle spiagge del Nord, ma lui era capace di nuotare per delle mattine intere, mentre i suoi compagni di università, tutti infreddoliti, lo aspettavano sulla spiaggia. Poi si rivestivano, indossavano una giacca elegante e si recavano al club a giocare a biliardo. La gente li ammirava e il maître li accoglieva dicendo: ecco gli studenti di Coimbra! E dava loro il miglior biliardo. (SP, pp. 104-105).

La particolarità dei sogni di Pereira, tuttavia, è che raramente sono mostrati. «Non hanno niente a che vedere con questa storia» (SP, p. 108), è solito ripetere il protagonista nella sua testimonianza ancora misteriosa, e il perché lo indica proprio Trentini:

Veri e propri artifici preterintenzionali, i sogni, insieme ai ricordi anch’essi taciuti, possono essere interpretati come ammiccamenti al lettore poiché, escluso un unico caso, alludono sempre allo stesso periodo della vita di Pereira. In questi sogni/ricordi il narratore manifesta un pudore che occulta, nel non detto, nella riservatezza, i particolari delle sue fantasie creando, a mo’ di refrain, quella stessa musicalità o ritmicità riferita al verbo «sostiene». Ma il rimando continuo a quella giovinezza ormai trascorsa è anche il legame che esiste fra il protagonista e la vitalità della coppia Monteiro Rossi e Marta che in più occasioni dicono di amare la vita e di vivere la Storia. (p. 231)

 

4.2 La metafora del risveglio: l’intellettuale impegnato
Nella parte conclusiva del suo saggio, Nives Trentini avanza a una fase successiva. Dopo il sogno, infatti, c’è per forza di cose il risveglio, e, se nella prima parte di Sostiene Pereira si respira maggiormente un’atmosfera metafisica e onirica, nella seconda invece il giornalista del «Lisboa» assume coscienza del suo ruolo morale e sociale e prende posizione nel clima politico del Portogallo del 1938 denunciando il barbaro assassinio di Monteiro Rossi sulla pagina culturale del proprio quotidiano. Risveglio, dunque, fa rima con testimonianza, con «messaggio nella bottiglia». (p. 237) Sostiene Pereira diventa quindi un «romanzo di formazione al contrario» (p. 232), in cui è il giovane – Monteiro Rossi – a insegnare all’anziano – Pereira – come stare al mondo. Il tema dell’intellettuale impegnato tornerà poi con Tabucchi nel 1997 ne La testa perduta di Damasceno Monteiro, sempre più lontano dalla tradizione onirica di Requiem e Sogni e altri sogni e maggiormente rivolto, invece, al concreto:

Negli ultimi lavori la dimensione interrogativa è indirizzata soprattutto a chi scrive e alla sua «ipotetica funzione», che non è solo quella di «“creare” delle crisi, ma mettere in crisi». La «sporadica “funzione”» assegnata da Tabucchi allo «scrittore e/o poeta» è ormai una nota costante della prosa tabucchiana, praticata, sempre all’interno della letterarietà, attivamente negli scritti più recenti (libri, riviste, supplementi di quotidiani). Sembra proprio che Tabucchi, al pari di Pereira e di Firmino, voglia esercitare il diritto alla «testimonianza» quale parola chiave che ricorre nei sottotitoli e nei testi dei suoi ultimi lavori. (p. 244)

Ne La testa perduta di Damasceno Monteiro, comunque, la dimensione del sogno non scompare. È però vista come «correzione del tempo vissuto, tanto che solo mentre si sta dormendo è possibile partecipare a situazioni mai concretizzatesi nella vita». (p. 249)

Francesco Caligaris

Analisi dell’opera: Parte 1. Parte 2. Parte 3. Parte 4. Parte 5.

Voci della critica: Parte 1. Parte 2. Parte 3.

 

(1) GOUCHAN, La figure de l’écrivain dans l’œuvre d’Antonio Tabucchi, p. 201.

(2) TABUCCHI, Nota, «Il Gazzettino», settembre 1994.